TRIONFA IL CINISMO

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI
 
TRIONFA IL CINISMO

I partiti si rivelano molto più furbi; affidano la loro sopravvivenza all’antipolitica, soltanto esteriore, del M5s che in realtà li ha puntellati presentandosi come un antidoto apparente; necessario al perdurare dello status quo, sovvenzionato da noi contribuenti. La stanchezza degli italiani per ora è soltanto un venticello in attesa che un impetuoso tornado divelga vecchie incrostazioni partitiche. In un saggio intitolato “Il cinismo al potere” sostengo quanto scrive Ambrosie Bierce nel “Dizionario del diavolo” del 1842. Con il suo crudo umorismo lo scrittore americano definisce al politica “conflitto di interessi mascherato da lotta tra opposte fazioni”. In fase calante, le grandi ideologie (conservatrici e operaiste), in cambio di queste manovre, assicurano la stabilità ai potenti interessati a rimpinguare le casse dello Stato per continuare a mungerle. Tra i potenti – continuo a scrivere nel mio saggio – va iscritta anche la Chiesa. Qui va precisato quanto asseriva Mino Maccari (foto): “Non odiare i preti; non tutti sono democristiani” e, per non indispettire la sinistra, precisava: “Se senti dire ‘istanza sociale’ attenzione al borsellino”. Continuo ricordando come Pietro Nenni definisse la nostra democrazia senza “demo”. Giorgio Napolitano, al modo dei suoi predecessori, spadellava la sua razione di frasi alate; “la patria vi è grata”, ripeteva ai nostri soldati. Il suo richiamo continua a funzionare mentre l’idea che l’accompagna si ridesta soltanto all’inno di Mameli. Tutti quelli che davano la colpa di quanto avveniva a Silvio Berlusconi scoprono che gli altri non toccano l’alta marea della buona politica. La sinistra si accontentava di tenere sotto tiro il leader della destra con il pretesto dell’ineleggibilità. Nietzsche sosteneva che per ridare etica alla politica bisogna “impiccare” i moralisti.
 
 MAURIZIO LIVERANI