SO SBAGLIARE DA ME

di Maurizio Liverani

La grande conflittualità politica in voga all’inizio della primavera avrebbe fatto salire di otto punti il consenso a Matteo Renzi. Il premier non ha bisogno di dare ascolto alle proposte che gli vengono fatte per “rassodare” la sua posizione. A noi sembra che abbia successo perché ha modificato il modello del leader di sinistra; non cavalca parole come “messaggio forte”, “mandare un segnale al Paese”, “una manovra a tutto campo”. Chi, prima di lui, ricorreva a questo frasario ha dimostrato di avere al posto del cervello un recipiente pieno di verdure bagnate dal vetero-marxismo. Non ricordare mai il passato consente a Renzi di sopravvivere alla distruzione della scuola staliniana e di essere così salito su una nuova nuvola democratica. Nessun senso di colpa per aver appartenuto a una combriccola di bricconi; non deve stillarsi la mente per capire che cosa bisogna fare tra l’”allora” e l’”adesso” per risolvere certe grosse incognite. Nel Pd è importante avere in mano l’apparato del partito; avere la segreteria costituisce una specie di corazza; chi la porta se ne giova come protezione. I suoi predecessori hanno fallito a causa dello stantio vocabolario e per certi irrigidimenti che sapevano di attizzatoio. I nemici di Matteo sono paralizzati come i personaggi monologanti di Beckett. A destra si va in frantumi in pompa magna. Ognuno tiene in gran conto il proprio carissimo “io”. Di tanto in tanto affiora un personaggio, come ad esempio Giovanni Toti, e si parla di lui come di un prode; passato qualche mese esce dalla scena e denuncia cospirazioni all’interno del partito. Altri, come Denis Verdini, sono andati a ringalluzzirsi, con alcuni “ascari”, a sinistra. Gli organi di FI annoverano opinionisti a scopo puramente decorativo come quei guerrieri che vediamo nei quadri del Mantegna.

Maurizio Liverani