GLI HANNO TOLTO LA BANANA

di Maurizio Liverani

Quando un uomo politico ambizioso viene liquidato, molte volte l’apparato del partito lo designa a una carica superiore. Il rango di sindaco, per esempio, è spesso, contrariamente a quanto potrebbe apparire,  una bocciatura. Ignazio Marino è, per questo motivo, escluso dai posti-chiave del partito; il suo destino di politico è dunque quello di mancare a un grande destino. Come tutti coloro che non riescono a trovare un proprio centro di potere, il sindaco deposto strafà. Le fotografie, prima che diventasse autorevole e dopo essere stato “silurato”, lo ritraggono sempre in partenza o in arrivo per o da delicate missioni di cui nessuno ha mai capito la necessità. Puntualmente spuntavano i conti spese delle trasferte. Nelle scuderie piddine i furbi e i più accorti evitano di lasciare simili tracce; Ignazio Marino si è compromesso per non essere stato accorto nel nasconderle. Per guadagnare, come “eccellenza”, lo splendore letterario ha scritto un libro sul suo caso dal titolo “Un marziano a Roma”. Un titolo inquietante il cui scopo è differenziarsi da chi ha inneggiato a Stalin pur conoscendo gli inauditi soprusi del suo regime, per poi improvvisarsi antistalinista. Il libro si rifà a  un famoso e “oscurato” romanzo di Ennio Flaiano. In esso si narra di un insetto che cerca invano di uscire da un ambiente angusto, sbattendo ripetutamente contro le pareti senza riuscire a fuggire. Per farla breve, dopo numerosi tentativi di scegliere la “libertà” l’insetto cade, stecchito. Questo è il brano più significativo del libro: chi cerca la libertà la trova soltanto nella morte. Flaiano diceva che vivere a Roma è come perdere la vita; lo diceva in maniera scherzosa ma intimamente ne era convinto. Nel racconto ne annovera tutte le ragioni. Da queste citazioni discende la conferma che Marino voglia suscitare scalpore rievocando uno scrittore “perseguitato” dal regime. Ma fa più scalpore, e induce all’indignazione, il richiamo a un autore conosciuto per la sua intelligenza e il suo acume ma che in un aforisma famoso, da noi spesso ripetuto, dice: “il fascismo è una trascurabile maggioranza che si distingue nel fascismo propriamente detto e nell’antifascismo”. Tra l’altro Marino fa intendere che la sinistra si tira dietro per inerzia migliaia di esseri per il fascino degli antichi mitici capi. Ricordarlo ora per arrampicarsi sulla vetta del Campidoglio è alquanto ingenuo; di straordinario c’è che, per la prima volta, un capo “dimezzato” confessi che questa è la sua opinione. E’ anche un modo per far capire di utilizzare solo una parte del sinistrismo e di non essere totalmente, anima e corpo, un “rosso”. La cattura dei consensi è cercata in maniera furbesca. Ha in forte dose il “culto della personalità”, fortemente avariata da improvvise e sgraziate invettive come quando invitò la destra “a tornare nelle fogne”. Si scusò subito. Alberto Sordi non gli lesinerebbe la famosa battuta “Ma ‘ndo vai se la banana nun ce l’hai”.

 

Maurizio Liverani