ABDICARE PER RISORGERE…

di Maurizio Liverani

Un risultato sembra sia stato raggiunto: per guadagnarsi un posticino politico non bisogna più vantarsi di essere usciti dalle catacombe della Resistenza. Si era delineata anche qualche altra novità: accordare più spazio in politica e nel giornalismo a delle signore. Notizie incoraggianti. La politica affidata sul video a volti femminili aggraziati tocca giudizi favorevoli. In pianta stabile continuiamo a imbatterci nelle solite facce che vengono dalla solita matrice di sinistra. Chi è appena entrato nella gabbia di Montecitorio ha l’aspetto di gente da gettare nella pattumiera della storia. Imperversa Carlo Calenda il quale ha svolto tra le pareti domestiche le consultazioni dalle quali risulta, fatalmente, primatista. Probabilmente proviene dalla cosiddetta maggioranza silenziosa. Rotto il silenzio, si attribuisce capacità singolari. A ben guardarlo in faccia, di titanico ha soltanto le ganasce che offre al video con una certa gigioneria. Ha tutta l’aria di essere uno che sa bardarsi nel mondo dei buoni affari; non può provenire dalla “meglio gioventù”, ma, atteggiando lo sguardo a rimprovero verso i veri piddini, induce a un certo torpore, riflesso di quello mentale del partito a cui dice di appartenere. Il percorso scelto per prendere i primi posti è quello che Mario Pannunzio battezzò “buffonismo”. Intanto, con il facile slancio di un commesso viaggiatore è già entrato nell’alveare politico e promette cambiamenti essenziali che annuncia con un senso vago di estraneità. Gli indulgenti lo guardano con stupore e pensano che le schiere del partito rischiano di arricchirsi di un altro “caposcarico”. Con aria improntata a serietà vuol sintonizzarsi con il nuovo. Ci vorrà qualche tempo perché si riesca a scoprire a che razza di “pappalasagne” appartenga. Un ingegnaccio lo deve pur avere per catalogarsi in pochi giorni in un partito guastafeste. L’impressione che fa non è priva di simpatia; non è laureato in mafiosità. Nella sua ultima dichiarazione invita il partito ad affidarsi al “miracolismo” della psichiatria; soltanto così potrà uscire dalla depressione. Con questa affermazione ha centrato il problema; il “miracolismo” è in gran voga in tutti i partiti, prende il posto delle ideologie. Continuando di questo passo il singolare personaggio chiederà anche la benedizione divina. Quando prevale il caos è lecito sproloquiare. Questo episodio in sé ridicolo serve, almeno, a rendere più divertente il declino della politica. E’ sempre possibile che si possa riaprire una nuova parentesi di fiducia. Riproporre sullo schermo il volto rattristato di Federica Mogherini in lacrime sembra quasi il commento alla triste sorte in cui sembra eclissarsi l’afflitto partito democratico. Tra le notizie nuove c’è quella che si riferisce a una rinascita della sinistra capeggiata da Matteo Renzi allargata alle sinistre europee. Si annuncia una nuova terra promessa non ristretta ai soli partiti italiani. Nel frattempo, Carlo Calenda si tortura la testa per rendersi utile e proporsi come un capo, in formato ridotto.

Maurizio Liverani