ADDIO AI VITALIZI E ALLA INSTABILITA’ POLITICA?

 di Barbara Soffici

La speranza che anche ai parlamentari possa essere applicato il sistema contributivo imposto dalla Legge Fornero, con il godimento, quindi, di una pensione (come tutti gli altri “dipendenti pubblici”) e non più del discusso vitalizio, ha ridestato per un attimo l’interesse degli italiani, divertiti anche dalle polemiche tra Pd e M5S sulla paternità della legge “anti-privilegio”. La vittoria del sì alla Camera apre però a scenari meno scontati al Senato, dove il provvedimento sarà votato in autunno, forse con un probabile ribaltamento del consenso. Al di là del possibile blocco della legge che potrebbe aiutare, con i suoi tagli, i bilanci di Camera e Senato, le questioni da risolvere sono variegate e impellenti. E’ possibile infatti che i cosiddetti ex-parlamentari di lungo corso, ovvero i parlamentari eletti in più legislature, con il ricalcolo contributivo, potrebbero vedersi aumentare la pensione rispetto al vitalizio che percepiscono. C’è poi la questione dell’incostituzionalità del testo (per quanto riguarda la retroattività della norma) sollevata dalla Consulta che si è posta in difesa dei diritti acquisiti, sottolineando che l’intervento di ricalcolo dei vitalizi debba essere “ragionevole”, ovvero che le condizioni economiche debbano essere consistentemente mantenute entro i parametri dei precedenti trattamenti. E mentre la legislatura si prepara ad affrontare la Legge di Bilancio, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella esorta il Parlamento e gli schieramenti a trovare un accordo, ad intervenire prontamente per colmare le “disomogeneità e lacune” della legge elettorale (copiando il sistema tedesco!), in modo da arrivare alla primavera, al voto politico fissato per il 2018, con la certezza di dare al Paese “un governo stabile”. C’è il grande sospetto, però, che il fatidico addio ai vitalizzi e alla instabilità politica, dietro a tanto parlare, rimanga solo un sogno di mezza estate…

Barbara Soffici