Al Cinema: LA PRIMA NOTTE DEL GIUDIZIO

di Corrado Lannaioli

Nel 2013 uscì un piccolo lungometraggio senza pretese, “The Purge, La Notte del Giudizio”, scritto e diretto da James De Monaco, basato su un soggettino abbastanza interessante: per dare sfogo alla rabbia della cittadinanza, per dodici ore notturne, chiunque poteva compiere qualunque crimine, una scusa per una violenta invasione domestica. Idea fantasiosa, ordita da potenti governatori, I Nuovi Padri Fondatori. Il film ebbe un discreto successo, seguito da altri due, “Anarchia”, dove l’epurazione veniva estesa a tutta la città, e “Election Year”, che chiudeva la trilogia con l’ascesa della forza politica che avrebbe posto fine all’assurda “notte del giudizio”. Fine del piccolo franchise di così inaspettato successo? Neanche per sogno, il suo creatore e produttore Jason Blum, per non far cadere nel dimenticatoio la gallina dalle uova d’oro, e nell’impossibilità di continuare la serie in ordine cronologico, decide di girare un ultimo film, che in realtà dovrebbe essere il primo della serie, il suo prequel, ed ecco “La Prima Notte del Giudizio”. In questo ultimo capitolo, gli elementi politici prendono spiacevolmente il sopravvento sulla storia, facendo del film quasi una sorta di opuscolo ideologico. Il cast è quasi interamente afroamericano, Y’Lan Noel, Lex Scott Davis, Joivan Vade, Lauren Velez, alla regia Gerard McMurray. Ambientato nel quartiere nero, povero e criminogeno di New York, dove si tenta per la prima volta il curioso esperimento sociale, che servirebbe a sfogare gli istinti criminali della popolazione, per poterla meglio controllare per il resto dell’anno, e a sfoltire notevolmente, gli ormai incontrollabili ghetti delle minoranze. Sanguinolento nella sua parte finale, dopo un quasi soporifero primo tempo, risulta abbastanza ipocrita nella sua polemica anti-violenza, mostrando in realtà una violenza estrema e fine a se stessa, che senza dubbio soddisferà, il lato latente e catartico di un certo tipo di pubblico, al quale è diretto, con tanto di “morale” finale. Il miscuglio action political movie, risulta però sconnesso. In realtà, non si sentiva affatto la necessità di realizzare questo ulteriore prequel. Sperando che in futuro l’astuto Blum, non trovi un’ ennesima nuova traccia, per girare un quinto capitolo, magari ancora più controverso.

Corrado Lannaioli