ALLARME SON LEGHISTI

di Maurizio Liverani

Donald Trump sbraita come un ossesso contro quelli che dovrebbero essere i suoi alleati, intimando: “producete più armi”. O è un esaltato o vuole a ogni costo una guerra. Il dittatore della Corea del Nord gli ha offerto periodicamente l’occasione di farla, allarmando tutti; scoraggiato, è diventato improvvisamente pacifista, illuso che nel mondo avrebbe avuto un grande apprezzamento. E’ soltanto, questo dittatore, uno di quelli che spuntano innalzando il vessillo dell’antiamericanismo. Non va trascurato che tra i vari Stati degli Usa non corrono buoni rapporti; abbiamo letto di recente che il gran uso di armi, che si possono comprare come gelati, ha incentivato delitti in misura impensabile. Un noto giornalista ha svelato che in ogni città c’è, quotidianamente, un omicidio. C’è da credergli? Sono rivelazioni che si rincorrono e scoraggiano la fiducia in questa che è considerata la più grande democrazia del mondo. In generale, la stampa tende ad alimentare le tante aspirazioni di giustizia e di progresso nate nell’immediato dopoguerra. Di questo passo, l’alternativa Putin ha preso a godere le simpatie dell’opinione pubblica, ma anche questo potrebbe rivelarsi un imbroglio intellettuale. Sono stato spesso in quella che era l’Unione Sovietica e ho registrato amabilità verso noi italiani. Durante la ritirata delle truppe del Terzo Reich e di quelle italiane, dopo la sconfitta, molti soldati che cercavano di ricongiungersi con i familiari venivano accolti nelle campagne dai contadini russi che offrivano vitto e alloggio e anche una compagna per la vita. Chi non è tornato, forse, ha creato una nuova famiglia e chiuso un occhio sui crimini di Stalin. Appartenendo a una famiglia fascista e avendo scelto l’ideologia opposta, nello studio che avevo fatto sul marxismo ne ero uscito “rosso”, con gran gioia di mio padre, anarchico e quindi ostile alla scelta fascista dei fratelli di cui, uno, fucilato a Dongo quale ministro dei Trasporti. Queste stranezze ideologiche familiari non creavano screzi; erano soltanto un prodotto della decomposizione della carcassa della borghesia italiana. Non c’era un’ideologia alla base, ma l’antipatia di stampo piccolo borghese che si cercava di impreziosire con motivi intellettuali. A Roma conobbi Jean Paul Sartre con il quale ebbi frequenti conversazioni. Quello che gli è accaduto è noto a molti; è ancora discusso, c’è chi lo ama e chi lo odia. Io gli consigliai di non prendere il cappuccino perché soffriva di colite, ma lui replicò: “la colite è frutto dell’intelligenza”. Una volta mi disse un frase che mi è rimasta impressa: “Mi sono avviato per un cammino che porta al comunismo o a nulla. Ho scelto il nulla”. Questi sono alcuni ricordi ridestati dalla notizia di alcuni intellettuali comunisti radunatisi nella trasmissione “In Onda” per discutere su Matteo Salvini. E’ fascista o non lo è? In questi programmi  si discutono sempre ricette politiche. A me risulta soltanto che la maggioranza degli italiani non vuole essere invasa da centinaia di migranti irregolari. Ma per chi ha la sola attitudine per gli “aborti” ideologici anche questa è un’occasione per duellare. L’insulto è d’obbligo.

 Maurizio Liverani