ATTENTI A QUEI DUE

di Maurizio Liverani

La Francia, timorosa di perdere, a vantaggio dell’Italia, l’antico prestigio, crea imbarazzi alla politica italiana, un paese privo di centrale atomiche e costretto a intrattenere rapporti di buon vicinato con nazioni ricche di risorse. Un gap energetico impostoci dai nostri governanti “favorevoli” al sottosviluppo, anche se proclamano il contrario. Nell’Europa Unita Emmanuel Macron alimenta in modo subdolo una sorta di anti-italianicità. La ricerca di una compiuta collaborazione tentata da Silvio Berlusconi al momento della sua discesa in campo si muoveva nel solco della grande tradizione cavouriana. Questa ricerca ha indispettito le diplomazie francesi e inglesi perché tutto è a nostro favore. “After Great Britain mini England” è il motto di spirito coniato dopo la fine della guerra che vide, sì la vittoria anche degli inglesi, ma una perdita di autorità nel mondo da parte dell’Inghilterra. L’Unione Europea è fallita a causa dell’”intraprendenza” di Sarkozy – Napoleone il piccolo, lo definirebbe George Sand – che si era illuso di restituire alla Francia la “gradeur” di un tempo. E’ stato, invece, il vero guastafeste, vituperato anche in patria. Per cercare di risalire la china ha provato dapprima Hollande, portando al fallimento una grande speranza. Oggi si crede dotato di capacità straordinarie Macron che, in patria, riesce a malapena a farsi sopportare; non è indifferente ai mille giocattoli della vanità come un attore hollywoodiano. Invece di spalancare le porte alla collaborazione è già ascritto alla categoria dei social-pagliacci, non dissimile da quelli che infestano l’Italia. Il tanto atteso uomo nuovo sta offrendo una delusione anche tra i francesi. Lo “stima” Donald Trump il quale ha catturato l’allarmata attenzione dei suoi connazionali che, grado a grado, lo spingono verso l’impeachment, cioè verso la destituzione. Il procedere di Trump e Macron è essenzialmente cinematografico, per colpi di scena caricando le tinte, mescendo a piene mani panico nel mondo intero. Di Emmanuel Macron sappiano già che non sarà una stella; per ora il pubblico francese (soprattutto la classe operaia) non gradisce al sua politica. Negli Stati Uniti il pubblico rimpiange i Clinton, oltre che, naturalmente, i Kennedy, i soli che siano riusciti a reprimere gli istinti riprovevoli dei “Robber barons”. Il tanto strombazzato rinnovamento sembra piuttosto un ritorno al passato quando si erigevano muri tra Stati e Stati. Essere attaccati dalla stampa di queste nazioni arroganti mette automaticamente Berlusconi dalla parte della politica giusta, non lesinando apprezzamenti a Matteo Salvini. Il giorno del giudizio finale, che compirà la “pesata” delle anime, porrà certamente i Macron e i Trump tra i buffoni; i loro fuochi di bengala fanno rumore, ma il loro repertorio non sfugge all’insidia della muffa nazista. La loro azione procede nell’interesse degli operai, ma non si salda, come vediamo in Francia, agli interessi degli stessi; il rispetto dei due presidenti va all’autorità costituita, il grande capitale. Trump esclude dalla sua strategia l’Italia; farà caute sperimentazioni con il nuovo governo, se riusciremo a farlo. Tutto il mondo si è accorto che agisce in modo da allargare la sua egemonia. Il suo vero scopo è di danneggiare l’Unione Europea e ha trovato proprio in Macron un alleato fedele, un leader che sembra avere la testa piena di grandi idee, troppo grandi per essere svelate.

Maurizio Liverani