AUTODISTRUZIONE

di Maurizio Liverani

La sensazione è che i partiti, in questa fase pre-elettorale, incapaci di trovare soluzioni ai tanti problemi né vie d’uscita, abbiano scelto, intenzionalmente, di girare a vuoto. Si fa strada persino la voglia di autodistruzione. Una cosa è certa: l’italiano sembra non impegnato e non politico; invece lo è, ma in modo del tutto diverso dal solito cliché dell’impegno. Per difendersi da questo contestatore sgradevole, i pennivendoli lo chiamano con disprezzo “maggioranza silenziosa” o “fascista”. In Italia, secondo il direttore di “Libero”, si fa fatica a riconoscere chi non lo è. Con l’avvento della democrazia ci eravamo illusi di essere entrati in pieno sgombero del Fascismo. I doppi giochi, le stregonerie, gli equivoci sembrano aver ridestato la nostalgia del defunto regime, guardato oggi come un enigma calamitoso. Il fondatore dei Fasci di combattimento resterebbe ancora nella testa degli italiani, incerti se approvarlo o no. Se la democrazia, in questi anni, non avesse rinnovato, ripetutamente, le ben note cilecche, questo rimpianto non sopravvivrebbe. Viviamo in una democrazia sconfessata da chi concorre a eleggerla; è un paradosso che non avremmo mai creduto potesse contenere la verità. I capi dei partiti cosiddetti democratici passano notti di rigida insonnia perché il loro machiavellismo non riesce più a ingannare gli italiani. Uomini intelligenti con un alto quoziente di stupidità credono nella poderosa efficacia della loro inefficienza nel distruggere la passività morale degli italiani, rafforzando la nostalgia del passato. Il solo valore che esiste in Italia è il ridicolo: al posto della Bastiglia e della Duma, la Resistenza ha sbandierato Piazzale Loreto, dove ha lasciato a frollare le salme di Salò con un metodo appreso alle scuole di macelleria. Oggi, quell’aprile del ’45 è diventato la caricatura tragica dell’ideale. Il post-fascismo ha promesso tanto e deluso quasi tutti, tranne i comunisti e gli ex comunisti che con i finanziamenti sovietici hanno aggirato le alleanze della Repubblica. In assenza di veri democratici si è replicata, grazie ai finanziamenti leciti e illeciti, una simil-dittatura. I democristiani e i comunisti si sono impiantati dentro lo Stato come un esercito di occupazione. Chi non partecipa al banchetto riceve dal Colle la consolazione patriottica. Così un colpo di Stato è ingoiato con più facilità. Una confraternita di stregoni, in nome di dogmi screditati, cerca di convincere l’opinione pubblica che è nobile versare lacrime e sangue in nome dell’utopia. Oggi offrono di se stessi un’immagine detestata. “Imparare sbagliando” –la formula è di Lenin- è il nuovo motto. In questo guazzabuglio una verità è stata raggiunta: un governo senza fiducia popolare è di fatto un regime. Per arrestare la decadenza, anche la massima carica dello Stato si vedrà costretta a elemosinare la sopravvivenza dell’inciucio, terapeutico per la democrazia. Come sosteneva Giorgio Amendola.

Maurizio Liverani