BERSAGLIO… TROPPO MOBILE

di Maurizio Liverani

La democrazia in Italia è, come diceva Pietro Nenni, senza “demo”. A questa constatazione amara andrebbe aggiunto che è una democrazia ricca di complotti. A Bettino Craxi i complottisti, appartenenti alla Dc e al Pci, hanno scavato la fossa politica servendosi di un magistrato fanatico, fatto eleggere al Parlamento dagli elettori del Mugello. Poi scaricato brutalmente dai signorotti del complottismo che si ispirano, da sempre, al “Che fare” di Lenin il quale sostiene che bisogna ricorrere a qualsiasi bassezza, intrigo, malvagità pur di conquistare il potere. E’ una versione becera della raffinata schermaglia ideata, con il suo “Principe”, da Machiavelli. Per “fare le scarpe” a Matteo Renzi il club dei trombati, ricorda “il Giornale, ha preferito rifarsi al padre della rivoluzione russa. Per questi leader mancati un’eroina di Stendhal direbbe: “Tu hai un futuro che va diventando passato ma non sarà mai presente”. Sono anni che questi personaggi tessono la loro ragnatela facendo credere che sia legata, per i quattro angoli, al Vaticano, agli Stati Uniti da cui avrebbero l’incarico di tenere accesa la fiammella della democrazia (rivelatasi oggi complottista). Si attribuiscono una spiccata aria di superiorità, con lineamenti non nobili ma portati con nobiltà; e, infine, alla fama di avere il cervello fino. Il loro odio attuale è per il “renzismo”. Reclutano, per disarcionare il segretario del Pd, il magistrato Woodcock, accusato, ora, dalla Procura generale di  “violazione dei doveri di imparzialità e delle norme di procedura penale”. Colpa coperta dalle televisioni e dagli organi di stampa coinvolti nel complotto, che hanno chiuso non uno ma tutti e due gli occhi su una faccenda che mirava a mettere in pessima luce Matteo Renzi. Chi ha fatto i nomi dei responsabili ha puntualmente provocato la reazione giustificata dell’ex premier che, come scrive “il Giornale”, ha rottamato i dinosauri del partito e sottratto il ruolo di premier a Enrico Letta. Tutti i governi del dopoguerra sono responsabili di questo scadimento morale, ma le cose, dal Mugello dove fu eletto Antonio Di Pietro in poi, sono peggiorate. Leggi, provvedimenti, inchieste non possono nulla perché i protagonisti dei complotti sono trattati dalla giustizia, dal parlamento e dal governo con una specie di particolare riguardo. Politici bravissimi in mediocrità, in conformismo e in nullaggine estraggono il diavolo dal corpo quando dalle loro fila esce un leader con i connotati di  un grande avvenire. I complottisti hanno avuto alle spalle editori arciricchi, intellettuali slombati, intrattenitori televisivi pronti a sbandierare il proprio personcino. Trovandosi in questa comoda posizione, hanno razzolato allegramente tra i padroni del potere; si sono comportati come il cane da guardia del padrone. Hanno puntato le loro carte su di un magistrato dotato di una certa grossolanità, compensata da rare delicatezze. Purtroppo per lui, ha l’aria di un politico andato a male per via di una intercettazione che ha fatto piena luce su di un complotto che influenzerà non poco sulle prossime elezioni. Questa volta la Berta giudiziaria non ha centrato il bersaglio… troppo mobile.

Maurizio Liverani