BRIGITTE BARDOT: COMPLETIAMO IL RITRATTO

di Maurizio Liverani

Per fare gli auguri a Brigitte Bardot la televisione italiana si è incagliata in una irrispettosa citazione desunta da una lontana trasmissione in cui un playboy nazionale si vanta di aver goduto per più volte delle grazie della diva francese in anni lontani. Giustamente Chaterine Spaak ha ritenuto offensivo questo ricordo inopportuno. La volgarità, ancora una volta, fa capolino in una trasmissione regina. Si è persa una buona occasione per mostrare l’anticonformismo di questa super diva che ha caratterizzato un’epoca. Così infastidita dal clamore che ancora la circonda da aver rifiutato, ma questo “Porta a porta” non lo dice, il lifting al volto. Un volto che ancora oggi ha un suo fascino pur essendo solcato da tante rughe. Tante cose sono state omesse su questa attrice che non ha mai voluto essere divorata dal cinema; questa è sempre stata la sua norma sin da quando Mario Monicelli “bocciò” un suo provino che era venuta a fare a Cinecittà. Dopo qualche anno da quella bocciatura, ricordo in un mio libro dedicato al divismo, “l’economia francese ruotava attorno a questa donna che, direttamente o indirettamente, ha condizionato la prosperità delle banche del suo Paese… il ministro del Commercio francese ha spiato le sue giornate con trepidazione… la vendita all’estero delle sue pellicole ha portato nelle casse francesi valuta pregiata quanto ne portano le vendite della Renault”. E’ sempre stato difficile per BB rifiutare un film. Quando si è accorta che la sua popolarità straripava ha deciso di por fine al suo rapporto con la macchina da presa. “Da quel giorno”, mi disse, “la vita diventò per me molto gradevole”. Nei primi anni ’60 impose, sulla Costa azzurra, il gusto decadente del vestir male; gusto che è poi dilagato, peggiorando. Nacque lo stile Brigitte. Uno stile che impose anche nel cimitero di Saint-Tropez: subentrò la moda del “sepolcralismo”. Tanti, sulla scia della diva, volevano provvedere alle loro esigenze per l’eternità in quel camposanto. Mi confidò: “Quando ho cominciato a fare il cinema recitavo molto male. Mi avevano spinto a farlo senza nessuna preparazione. E’ lavorando che ho appreso il mestiere”. Non le sono mai piaciuti gli eccessi pittoreschi del divismo. Un’amicizia, trascurata dalla trasmissione, è quella che la legò ad Alberto Sordi con il quale passava le ore giocando nel suo giardino quando l’attore l’andava a trovare. Mi rivelò anche di “essere spaventata di fronte l’aggressività di un certo pubblico verso di me. Ho ricevuto lettere orribili. Se merito questi insulti sono disposta ad accettarli. E’ quando non so per quale ragione mi vengono rivolti che ho paura”. Quando prese la decisione di dire quello che pensava a proposito dell’Oas, la forza che contrastava la guerra di liberazione degli algerini, “per la prima volta ho visto molta gente guardarmi con simpatia… per la prima volta sono stata contenta di essere celebre… mi sono detta: se prendo posizione potrò almeno dire di aver fatto nella mia vita qualcosa di positivo”. I gossip trascurano questi aspetti di una famosa diva che compie ottantatre anni. Quando Roger Vadim le propose il film “Dieu créa la femme”, Brigitte affermò: “E’ inesatto dire che io sia una creatura di Vadim. Io sono sempre stata così; Vadim è stato il primo a impiegarmi senza tentare di fare di me un’altra, né una grande attrice né una grande donna”. Nel ritratto televisivo questi particolari importanti sono stati trascurati.

Maurizio Liverani