BUFFONISMO ALL’ITALIANA, VOCAZIONE CONFERMATA

di Maurizio Liverani

Il professionista della politica è un vampiro. Gli italiani se ne sono, gradualmente, resi conto e d’improvviso, dimostrando una forte disposizione a diventare dispettosi, con un tacito accordo maturato attraverso anni di soperchierie, hanno usato una gigantesca, metaforica spugna per cancellare, in un sol colpo, tutto lo schermo della politica. Con destrezza dialettica si sono collocati qua e là nelle varie coalizioni, persuasi, una volta per sempre, che le ideologie sono soltanto un inganno o, come le chiama André Glucksmann, “stupidità”. E’ sempre stato difficile per l’uomo della strada sentir snocciolare il latino fatto di “bicamerali” e “larghe intese”, volte soltanto a occultare la vocazione del “potere per il potere”. Invariabilmente gli individui più pericolosi cercano di mantenere il posto sotto più bandiere, mentre nei “salotti dell’indignazione” i soloni della stampa cercano dozzinali stimolanti rivendicando il “ruolo” che loro spetta. Soprattutto negli ultimi due anni la carta stampata ha suonato il canto del cigno senza mai essere stata cigno. Cresciuti nella convinzione che il popolo sia indifferente ai casi politici, si sono impegnati in una schermaglia rabbiosa cercando di colorire il disagio per quanto è avvenuto nel tempo con parole aspre e velenose. Con la brutalità da “mezze maniche” hanno impedito all’artigiano, al medio e piccolo imprenditore, al professionista, cioè al “ventre molle” (per dirla alla Pasolini), che venissero al corrente di quanto la politica è effettivamente “sporca”. Come una folgore improvvisa, questo scenario ha cessato di frastornare le menti; le ideologie sono state finalmente svergognate. Ora sono stupidità. Pubblicazioni di pensatori onesti ne hanno dato dimostrazione. Le majorette dei partiti erano impreparate a un attacco così massiccio, lo stesso che il 4 marzo, gli italiani hanno inferto Per tenere in pugno il potere, i professionisti della politica sono ricorsi a grettezze da gatto e topo, baruffe proposte come scontri ideologici in cui il “politichese” passeggia come la dissenteria nell’intestino. Il divorzio è stato inevitabile; la politica è stata messa nello stanzino di comodo. Nel modo di comportarsi da “salamoia” dei vari partiti c’era un prepotente elemento di paura. Hanno cercato, e ci sono riusciti con i gonzi, ad attribuirsi colpe e meriti con una certa supremazia. Anno dopo anno i persuasori, non più occulti oggi, perso il tocco della diversità, delle stupide ideologie inventate, hanno svelato la rancidità della politica. Con una ben educata rivoluzione, con grande dignità, gli elettori hanno messo “a la lanterne” una politica ormai slombata. Come si dilapida in pochi mesi una fiducia carpita in tanti anni, mandando all’aria apparati burocratici con la solita routine del funzionario. I partiti non immaginavano che c’erano già i becchini pronti a seppellirli. Risorgeranno, speriamo più onesti.

Maurizio Liverani