CARO RENZI, SCENDI DA PALAZZO CHIGI, NON DAL GOLGOTA

di Giacomo Carioti

Caro Renzi,

la tua reazione all’esito del referendum è stata: “Non credevo che mi odiassero così tanto”.

Eppure, questo “odio” –dialettico, s’intende- te lo sei costruito giorno dopo giorno, con ostinazione consapevole: oserei dire, addirittura, che ci hai speso tutte le tue forze, ritenendo che potesse produrre, per un singolare potere transitivo (tracotanza = ammirazione, aggressività = autorità, supponenza = superiorità, trasformismo = genialità, rottamazione = sterminio degli infetti) il profilo vincente per dominare a lunghissimo termine la scena politica.

Nella costruzione di questo profilo (che ora appare a tutti come profondamente triste nella sua debolezza) ti sei affidato ad una lugubre filosofia di marketing, rinunciando completamente ad ogni barlume di umiltà e di attinenza alla comune condizione umana, puntando all’immagine di superuomo circondato da una schiera di semidei (e soprattutto semidee).

Hai usato lo scenario internazionale con una spregiudicatezza affermativa tanto inadeguata quanto invadente, pensando di costruirti uno scudo impenetrabile attraverso un contatto elettrico con i “potenti della terra”. Ma la presuntuosa “carica” si è prontamente esaurita, non senza scosse di ritorno.

Per questo referendum hai usato lo stesso metodo (mordi sempre e comunque), cavalcando illusorie e cervellotiche –e soprattutto dilettantesche- riforme (sono certo che tu stesso non hai mai creduto alla loro sostanza, ma solo alla loro apparenza, alla loro presunta suggestione di grimaldello), millantandole come morali, giuste e sante: sicuro, insieme ai tuoi cortigiani, che la propaganda fosse, ancora una volta, più forte della capacità di sentimento e di riflessione di un popolo.

Anche la tua ultima frase, che fa riferimento all’ ”odio”, è il chiaro sintomo del tuo atteggiamento mentale: per te, l’unico modo di accettare la sconfitta è di attribuirla ad un sentimento bieco e immondo come l’odio, trasferendo la tua immagine di martire da Palazzo Chigi al Golgota.

Un altro tentativo di colpo basso da parte tua: ma di Cristo ce n’è uno solo, e non gli somigli davvero.

L’idea di quel sublime martire non è praticabile nelle pastoie della politica, a qualsiasi genere o fazione si appartenga: men che meno nel tuo caso.

Per una volta nella vita, rifiuta la logica dei tuoi esperti di marketing, dei tuoi giovani (solo esteriormente) leoni (e soprattutto leonesse) rampanti.

Non inscenare un teatrino sacrificale: sii grato alla fortuna (oggi, realisticamente, puoi convenire su questo termine) che ti ha adagiato sulle tue poltrone, in una sorridente compagnia di comprimari e comprimarie di cui gli italiani, finora compiaciuti dalla baldanza, non soffriranno troppo la sfumatura.

Giacomo Carioti