COMMOZIONE ELETTRONICA ANCHE A SANREMO

di Giacomo Carioti

 

Entusiasmo a Sanremo per un monologo teatrale interpretato da Favino.

Così riferiscono le cronache pedisseque.

Bravissimo Favino, per carità, nessuno discute.

…ma come fa il pubblico a provare emozione e sincera commozione assistendo a performance oltraggiate da quell’orrendo ammennicolo che rende l’attore un robot “con l’aiutino”, proprio in quella qualità fondamentale che dovrebbe essere la sua voce “dal vero e dal vivo” (definizione alla quale tanto tengono gli appartenenti al mondo teatrale)?

Già, il “microfono guanciale”, inutile e devastante accessorio, di cui però sembra nessuno possa più fare a meno quando calca un palcoscenico, teatrale o teatral-televisivo.

Un uso-abuso che distrugge ogni possibile autenticità e rende implicitamente falsa ogni artistica emozione.

Il fatto che si possa riscuotere successo interpretativo con quella mostruosa e subdola appendice è la conferma che, ahimè, il teatro è morto.

O meglio, lo hanno ucciso.

Giacomo Carioti