CONTA SU CONTE

di Maurizio Liverani

Quando è trapelata la notizia che il presidente della Repubblica, pur di non avere a palazzo Chigi né Salvini né Di Maio, accetti come capo del governo un nome con una forte accentuazione monarchica, un tal Conte, nelle case di molti italiani è esplosa la gioia, alcuni hanno gridato alla liberazione, alla salvezza. La cosa non deve sorprendere; parte degli italiani rimpiange la nostra nefasta monarchia. Come è possibile che ci sia ancora chi sia nostalgico di Casa Savoia? Ci sarebbero tante spiegazioni: con la Repubblica gli italiani, senza confessarlo, vivono in un’acredine inquieta. Non è affatto improbabile che il nome Conte abbia indotto qualcuno a sperare che con i Savoia la crisi diventi presto un ricordo. Sono vagheggiamenti di breve durata. La Repubblica fa i suoi danni al pari dei savoiardi. Chi riflette vede nell’annuncio un probabile aumento di calamità. Beata è oggi, in Italia, la crisi; traballante è la rassegnazione. I sondaggi ci segnalano una forte diminuzione delle nascite con la prospettiva che tra qualche anno la popolazione sarà dimezzata. L’esitante sfiducia in Dio si va ingigantendo. Aveva ragione George Byron che “l’amore è solo una parte della vita”, ma questo non è che uno dei problemi. Chi ha perso la fiducia si vede attaccare l’etichetta di disfattista, di totalitario qualunquista. La Repubblica si è dotata, per lungo tempo, di politici incapaci, dediti, soprattutto, alle cure delle proprie fortune. Questo nuovo governo ai primi atti dimostra, come si dice, di “dare in ciampanelle”. C’è ancora chi arriva a fatica a vedere con la propria immaginazione i pericoli che gravano sul Paese. Il governo M5s e Lega promette di rivedere salari e pensioni, ma, per fortuna, anche la riduzione delle tasse. Questo “fair-play” consentirebbe di mettere salde e inestirpabili radici, come consiglia l’informazione governativa. Per riprendere un neologismo caro a Raymond Aron, l’ideocrazia è più crudele del semplice totalitarismo. Per esempio, ha portato al monopolio dell’informazione riducendo giornalisti indocili al silenzio. In un regime ideocratico la conquista del potere non comporta violenza. Per il momento, si resta a vedere. E’ inevitabile che un governo alle prime mosse presenti credenziali positive. La realtà sembra, invece, obbedire all’epitaffio funebre scritto dal conte di Rochester per la morte di Carlo I Stuart: “Qui giace il nostro sovrano e re… Delle sue parole nessuno si fidava, non ha mai detto una cosa sciocca, non ha mai fatto una cosa saggia”. Che sia la sigla del nuovo governo?

Maurizio Liverani