DAL PARTITONE …AI TANTI PARTITINI

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI

DAL PARTITONE …AI TANTI PARTITINI

Il tempo ha neutralizzato nella casa della sinistra la figura del capo indiscusso. E’ questa la ragione per cui il Pd una scelta chiara e autonoma non la fa. Enrico Berlinguer aveva un vasto campionario di successori da valorizzare. Pier Luigi Bersani, traslocato all’ “Articolo Uno”, ha sempre l’aria di un rancoroso prelato del dissenso. Stefano Fassina, traslocato a “Patria e Costituzione” (capperi!), quella di un omero dei pozzi neri. Dario Franceschini sta a lungo appartato per far intendere di essere un “dottor sottile”. Chi cerca di espandere la propria popolarità è Matteo Renzi, traslocato a “Italia viva”, che si è illuso di aver raggiunto le proporzioni del mito. I miti, in Italia, si logorano presto. La sua innocua superbia toscana dà fastidio ai comunisti romagnoli. Cosa gli si rimprovera? L’eccessivo attivismo, sembra sempre un tarantolato.

Rissosi, riottosi, i Pajetta, gli Amendola, gli Ingrao si adattarono allo stile togliattiano e, infatti, nell’immediato dopoguerra si fece strada la convinzione che i comunisti italiani fossero particolari, che nulla avessero a che fare con quelli sovietici. Ecco, proprio qui, sta l’importanza di Togliatti nella storia, non soltanto del comunismo italiano: nel mutare un partito guerriero in un partito ansioso di porre una tregua all’odio di parte. La via del compromesso storico è il grimaldello studiato, sin dai tempi di Lenin, per eliminare chi, incautamente, tende la mano.

Gli editori pubblicano e propagandano soltanto libri di “mini” intelligenti di sinistra rifiutando quei “cultori” che, essendo giovani, non si sono ancora inseriti nel presente. All’inizio, nel dopoguerra, gioventù e aitanza formavano un binomio e si accostavano al concetto di futuro radioso. Il tempo ha sminuito questo binomio; gli sguardi, i volti dei nuovi scrittori presero a testimoniare come il comunismo avesse spento, nei compagni, spiriti e fermenti facendoli diventare, come avviene oggi, delusioni.
 
 MAURIZIO LIVERANI