DALLE RISSE AL… ” VOLEMOSE BBENE ! “

di MAURIZIO LIVERANI 

Quanto è accaduto con l’approvazione della manovra proposta dal M5s e dalla Lega dimostra che i due “condottieri”, senza far ricorso a postulati ideologici e minacce, hanno avuto il riconoscimento di essere bravi in una sola cosa: conquistare i posti di combattimento. L’uno con l’aspetto di un prode capace, all’occorrenza, di usare la spada, l’altro con l’aspetto di un commesso viaggiatore del coltellino hanno realizzato i piani che la sinistra insegue da anni; non tutti i piani, ma solo una parte. Hanno introdotto la pace fiscale, ridotto di un zinzino le tasse senza esaltarsi con inni e parole d’ordine; adesso si presentano alle folle come rappresentanti di commercio che elenchino le qualità di un deodorante. Tra le loro doti c’è quella di aver succhiato dal gran capezzolo del berlusconismo; lo spirito dell’inciucio sonnecchia. Appena possono litigano tra di loro e dopo quanto accaduto non si agghindano dei broccati delle grandi imprese. Hanno fatto questa che chiameremo piccola rivoluzione dopo essersi comportati come “cani sciolti senza collare”. Rappresentano entrambi una variazione di un proverbio come “Attacca l’asino dove vuole il padrone”, oppure “Sta con i frati e zappa l’orto”; nel senso che magari avranno brigato con chi veramente comanda in Italia. Nel loro insieme evocano il ranocchio saltatore che tra un salto e l’altro snuda la lingua e la risucchia piena di zanzare. A questi insetti fastidiosi hanno affidato il compito di risvegliare un po’ il liberalismo. Se proprio vogliamo scovare nel nostro cervello una ideologia adatta per loro troveremmo trucioli di proudhonismo – oggi di moda – e di marxismo, una commistione da molti ritenuta impossibile. Anticipatori dell’inconciliabile; ora a servire la lawrenciana “dea-cagna” del successo tocca a loro, per poco tempo? I poteri forti stanno progettando un nuovo, dicono originale, assetto della politica mondiale. Salvini e Di Maio, secondo i moderni schemi del fallimento politico, torneranno, a loro volta, a fare una vita vegetativa, lasciando retaggi di libertà e di miglioramento. Nella Capitale a loro ostile spira un’aria di attesa; sono finalmente venute a nudo tutte le verità frutto di anni di parassitismo scaturito dalle vane diatribe di destra e sinistra. Su questi rancori, i profittatori delle varie lobby sperano di continuare ad alimentare le loro fortune speculando sul prestigio di una Capitale ormai ridotta al lumicino. Da questi perditempo incapaci, i neo eletti sono arrivati a sostenere che per risolvere la battaglia alla disoccupazione basterebbe togliere gli anziani dai posti che occupano per assegnarli ai giovani. Questo “levati di lì che mi ci metto io!” si dovrebbe praticare su scala nazionale. Già dalle premesse destinato al fallimento. La sinistra replica con una variante intransigente. Questa variante non ha bisogno di un cipiglio impostato sul terribilismo prerivoluzionario; non ha bisogno di esprimersi in maniera tracotante e villosa pur essendolo nella sostanza. A questa strategia antiurto molti danno credito. A sinistra si è abituati a plasmare e a irridere la lotta politica in vari condimenti utilizzando le sparate oratorie di Matteo Renzi o di Maurizio Martina il quale invita a tornare in piazza facendo appello agli “audaci”, animati da un impeto goliardico che passa sotto il nome di “pronto soccorso”. Silvio Berlusconi dovrebbe prestare il suo “possente” braccio liberale. Non è un caso che Silvio nutra una profonda amicizia con Renzi; se non fosse per la differenza di età sembrerebbero gemelli. Questa navigazione azzardata è accompagnata da una “presina” di dissenso-consenso del leader di FI. Così si mormora. Un drappello di decisi elementi si muove compatto per una causa che non sia nobile. Il nuovo Mameli che infrange la breccia che ancora divide l’Italia sta per essere trovato; da lui trarrebbe vigore l’ideale di patria. Si cerca un grande adescatore, si mormora anche una adescatrice, per questa rinascita.

MAURIZIO LIVERANI