DOGMI LIQUEFATTI

di Maurizio Liverani 

C’è chi gioisce decifrando quel che sta avvenendo perché più che un dramma vi intravvede la fine della politica. Il falò delle idee guida, invece di prostrarci, conferma quanto abbiamo letto nel saggio di André Glucksmann secondo il quale i dogmi avrebbero prodotto questo cataclisma politico e morale nel mondo. Gli umori estatici trovano che sia più facile vivere senza scopo e senza obiettivi, fatta eccezione per quelli materiali. Il vecchio paesaggio destra-sinistra, dopo aver deluso, è completamente scomparso, non fluttua più nella vita italiana. Si ha, invece, quello che Emil Cioran nella “Caduta del tempo” definisce il dramma del dubitatore che sarebbe, anzi che è, più grande di quello del negatore. “Perché vivere senza scopo è di gran lunga più difficile che vivere per una cattiva causa”. Ora i grandi faccendieri degli ideali sono alle prese con la riedizione di un mondo ricco di scopi, alla creazione dei quali stanno lavorando. La negazione è, per Cioran, un programma, “può persino riempire l’esistenza, senza contare che è bello negare… la negazione è pienezza inquieta e aggressiva”. Noi, secondo il pensatore romeno, saremmo approdati, finalmente, alla conquista della negazione; ci siamo liberati del dubbio. Con Novalis (scusate l’eccesso di citazioni) l’uomo poteva dire: “Che posso fare per un’anima che abita in me come un enigma insoluto?”. Un bello spirito potrebbe aggiungere questa postilla: “Le ali di Icaro si fondano al sole”. Chi soffre intimamente perché il tempo – questo boia spregevole – ha ucciso tutte le risorse di una falsa società etica o accetta di vivere un’esistenza sempre più amara o accompagna il mondo nelle fasi della sua autodistruzione. Colui che, per anni, è stato costretto a credere ora può permettersi di non credere in nulla. Per attenuare il gretto terrore della realtà, i mistici hanno inventato regole affinché la vita si conservasse affidandosi a transitorie forme morali. Chi spargeva nell’aria principi pedagogici si era illuso di insegnare all’umanità a vivere in un mondo moralmente bello, elevato e armonioso. L’usura del tempo ha dimostrato che tutte le azioni dell’uomo morale rientravano in quella che viene definita la teoria del “fiasco”; l’uomo si sentiva sicuro, protetto dall’alto dei cieli. Ai primi segni della nascita di un cristianesimo anti-ecclesiale, l’umanità ha dato sfogo a tutto quanto di peggio è capace di esprimere. In tanti anni di potere, chi lo gestiva ha gettato l’umanità sul versante della fede e dei dogmi ideologici. Tutta questa costruzione è stata rimpolpata da nostalgie spirituali servendosi di quelli che Vittorio Alfieri chiamava “letterati a impulso artificiale”. La politica, intanto, avviava la macchina per deprezzare la vita. Più si progrediva in un mondo rumoroso di guerre, di battaglie, di scontri, più si allargava l’acustica del vuoto. Più si susseguivano gli annunci di un mondo nuovo, più questo mondo assumeva un aspetto spettrale. L’aspetto spettrale che in questi anni si va manifestando. Imperterriti, i partiti hanno continuato a camminare sotto il loro pergolato ideologico. L’umanità, soprattutto in Italia, per salvarsi e per rabbia, si è pentita di aver dato credito e fiducia a gente che l’ha depredata degli ideali che andava strombazzando, privandola, contemporaneamente, del necessario per vivere. Ci libereremo da questa sindrome ossessiva?

Maurizio Liverani