GIOCO DIALETTICO

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI

GIOCO DIALETTICO

La parola “fine”, come il profumo della zuppa dei cavoli, arriva dappertutto. Nell’oceano della negazione gli esperti delle diagnosi precoci galleggiano su barchette di carta. Titoli come “Strage delle illusioni”, “Naufragio della speranza”, “Morte delle ideologie” rendono, dai scaffali dei librai, omaggio alla bonomia apocalittica di milioni di italiani. Nel “Tentativo di esistere”, Emil Cioran riconosce ai filosofi francesi di voler edificare una morale soltanto umana. Sul fatto morale “in sé” poggiava tutto l’esistenzialismo che pur doveva affermare: “Non si può non essere nichilisti”. Mitterand contestava, garbatamente, la soluzione cattolica offertagli dal Pontefice in nome di una dignità che rifiuta i messianismi trascendenti. Il nichilismo francese ha un tono apertamente laico-immanente. Sulla “fine”, sul vuoto, sul nulla nascono tutte le impalcature filosofiche, fasi di un eterno gioco dialettico. Un cervello aguzzo, avvertito può agevolmente cogliere il lato vulnerabile di questa negatività. Il diabolico cecchino Jean Baudrillard inverte il cammino usuale con un saggio dal titolo: “L’illusione della fine e lo sciopero degli eventi”. Nega la fine; l’umanità è condannata alla durata nella più piatta ripetitività. Secondo la nota legge di Marx, gli avvenimenti si riproducono in chiave di commedia. Baudrillard smantella questo postulato tanto caro ai marxisti; non lusinga neppure gli idealisti che confidano sempre in una rinascita, in un ricominciamento.

Alberto Savinio, in “Sorte d’Europa”, definisce “frivolo” l’ardente comunista. Più avvertiamo la nostra insignificanza, sottolinea, più disprezziamo la destra, senza voler ammettere il nostro nulla. Per prestare attenzione a ciò che dice e a ciò che fa la destra è necessario entrare nel “limbo” per uscirne con una visione esatta delle cose. In questo luogo, destra e sinistra potrebbero trovare un principio di coesistenza. Una vita politica non intrisa di odio andrebbe a onore della specie umana. Cancellato l’odio, il politico italiano appare guizzante e non immerso in una zona surreale, imponderabile e grottesca.
 
MAURIZIO LIVERANI