I GIORNI E L’AMORE AL SOLE OLIMPICO

I GIORNI E L’AMORE AL SOLE OLIMPICO

Un romanzo di Luisa Sisti ed un’opera pittorica di Silvia Lotti

L’incontro di due donne, due artiste. Bello e curioso allo stesso tempo.

Silvia Lotti scrittrice di fiabe, racconti, monologhi teatrali in quest’occasione “disegna le parole” di Luisa Sisti, la quale a sua volta “dipinge” personaggi, ambienti, brani di storia nel suo bel romanzo “I giorni e l’amore”.

Silvia scrive quel che nel suo immaginario fantastico si annida. Ma a volte si introducono in lei soggetti che la seducono: Pelleas e Melisande, Euridice… Poi dipinge sulla base di ciò che ha scritto ma le sue non sono illustrazioni della narrazione. Sono opere plastiche, sì concepite dagli scritti, ma che volutamente diventano altro. Linguaggi paralleli.

Quest’opera, “Una rosa”, nasce, in un primo momento, dall’incontro con un autore, con una persona, la scrittrice Luisa Sisti. Successivamente dal dialogo sul romanzo da lei scritto “I giorni e l’amore” (Casa Editrice Kimerik). Poi ancora dalla lettura e dai personaggi narrati.

Così Silvia Lotti realizza la sua opera “Una rosa”. Personaggi sottratti al romanzo? Forse. La pittrice non trasgredisce il testo. Il testo rinasce in lei e diviene altro. Il senso si moltiplica. Metamorfosi del senso. No traduzione. Altro linguaggio. Silvia attraverso il linguaggio figurativo sradica i personaggi, li fa suoi e li restituisce mettendoli in scena in un girotondo. Un “ascolto”, abolita ora la parola scritta, per la “visione” oltre che per la vista. Il contesto? No, via dal foglio, resta dentro di lei: non raffigura la “scenografia”, i luoghi, ma i sentimenti.

Con perizia grafica e cromatica e con leggerezza realizza una drammatica tavola dove gli attori sembrano pezzi umani di una giostra da noi guardati dietro una sottile lastra opalina. Una traslucida, umida pietra che insonorizza il “non-silenzio” per favorire l’ascolto. Emerge brivido, commozione.   

Una sorta di presepe umano coinvolto in un “doppio gioco” schnitzleriano allargato. Silvia fa sorgere i personaggi da una rosa bianca (non vogliono, non possono uscire?). Labirinto di carnosi petali che arginano, inglobano i personaggi. Rosa dantesca paradisiaca e pagana.

I personaggi che abitavano nel romanzo già popolano, nell’ora dell’angoscia, la solitudine della rosa. Si annodano senza unirsi si sfiorano, anche là dove un insieme di mani cerca contatto. Lontana la parola si mima se stessi attendendo l’alba.

Chi in atteggiamento di abbandono, chi in celato impetuoso desiderio dell’altro, chi in estasi, chi in disposta attesa, chi vinto dall’eterna ferita dell’amore. Chi possente rigoroso a testa china: e se costui, forse il personaggio centrale anche del romanzo, per un istante, alzasse il suo sguardo verso noi, interrogandoci discretamente come a dire “cosa guardate?”. Sarà lui, Guido Vivanti, lo stimato professore di filologia romanza, colui che ha stravolto la sua perfetta vita borghese per la giornalista Laura Savini? Questo incontro d’amore (che è anche amore per lo studio, per la bellezza, per la poesia, per il prossimo) li conduce a intraprendere un percorso introspettivo, in un mondo ostile. Passione, gelosia, rottura fino alla condanna per concubinato.

Luisa Sisti con puntuale, ostinata precisione, non priva di creatività, appassionata ci conduce con la parola scritta, attraverso un accorato spaccato dell’Italia dal 1965 alla fine degli anni ottanta.

Silvia invece, ed è giusto così sui suoi fogli policromi, ci incita a “pensare” per immagini, ci presenta un set cinematografico condensato nella labirintica rosa bianca. Rosa che attanaglia? No, morbidezza come quella delle amanti labbra, del desio, del fin-amor.

Nulla di più lontano e più vicino al romanzo di Luisa Sisti per Silvia, ma il disegno è già altro e per chi lo vedrà altro ancora.

Da plauso questo incontro di Luisa con Silvia. Bell’incontro. Silvia che ha giocato l’azzardo della sua interpretazione e la difende e Luisa che si apre al dialogo con altri linguaggi.

Al Re Sole, già luogo d’incontri artistico-culturali – come questo proposti da Memi Fiorentino e Gaetano Parolisi – attiguo al teatro Olimpico, in Piazza Gentile da Fabriano, Silvia Lotti espone questa sua opera recente, “Una rosa” insieme ad altre tecniche miste e alle sue terrecotte policrome a partire da venerdì 16 ottobre 2020 sino alla fine del mese.

Nei pomeriggi non sarà raro trovare Luisa e Silvia, poter dialogare con loro e prendersi un buon the con pasticcini.

L’IMMAGINE: ‘Una rosa’, opera di Silvia Lotti

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