I MANFREDI “SOGNATORI”

di Maurizio Liverani

Il regista Luca Manfredi, cinquantottenne, ha voluto con un suo film dedicato al padre, “In arte Nino”, abbattere un pregiudizio in vigore soprattutto in Italia. Il pubblico, secondo questo pregiudizio, sarebbe ben disposto alla salvaguardia della propria mediocrità. Siamo arrivati al punto di sgonfiare, involontariamente, nel mondo del cinema e dello spettacolo in genere il mito di un’antica grandezza; auspichiamo il nostro cedimento, la nostra umiliazione, la nostra rovina. Il figlio di Manfredi si è immerso, nel raccontare la giovinezza del padre, in una visione opposta ispirandosi proprio alla vita del genitore. Con il suo bellissimo film “In arte Nino”, interpretato dal geniale Elio Germano, si è sbarazzato di questo nichilistico pregiudizio. Nino Manfredi non ha mai concepito la resa e l’abdicazione dell’attore; non ci si deve mai sprofondare nella modestia quando si vive nel mondo dei sogni e delle proprie aspirazioni. Con grande duttilità registica, Luca racconta l’antefatto del successo del padre. Dallo humour, dall’amore per la vita scaturiscono copiose sorgenti; l’”Orco”, l’impiego cercato e voluto dai genitori è deriso causticamente. La fantasia di Nino cresce sul cammino della presa in giro e della satira; con la fantasia esaudiva ogni desiderio, tutto era facilmente risolto. Il miracolistico stile del rimpianto attore lo sospinse verso un mondo in cui la dosatura tra realtà e invenzione ci ricordano vagamente il vagabondo di Chaplin. Con Elio Germano abbiamo la conferma della nascita di un grande attore; sorprende con la sua faccia da virtuoso del sogghigno e dal volersi tenere distante dai soliti schemi comici. Lo direste un film sbagliato perché privo di risvolti amari, invece si tratta di un film tra i più volitivi, “sbagliati” fin dalla nascita. Il Nino Manfredi del film non fa la corte ai “potenti”, formula con la quale la dannazione, con il tempo, è sicura. La pellicola si stacca anche dalle sofferenze dimesse, ogni istante può essere meraviglioso. Così riassunta sembra la favola per bambini adulti, ma ogni fiaba, come questa, ha una sua logica. Luca Manfredi da regista provetto realizza un’opera nobilissima, lontana dalla produzione corrente.  Al padre Nino ha sempre guardato con curiosità e interesse; con lui regista non siamo di fronte a una buona promessa, ma a un vero talento. Si è tenuto lontano dal realismo cercando di scrutare le origini della genialità del genitore e delle sue conseguenze che non sono, per fortuna, quelle dei “poveri ma belli” e senza avvinghiarsi alla semplice biografia. Se volete farvi un nome affidatelo ai vostri sogni piuttosto che ai fatti reali; per sfuggire al destino del vinto.

Maurizio Liverani