IL CINEMA SECONDO WOODY ALLEN

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI
 
IL CINEMA SECONDO WOODY ALLEN
Woody Allen ha ammesso di far uso del mondo dello spettacolo come simbolo di un universo in cui abbiamo soltanto sterilità e logomachia. Nei vari festival che frequenta incontra soltanto un sublime odore mortuario, eppure i suoi film fanno ridere. Finiti ogni speranza, ogni componimento, ogni promessa, il verme solitario del cinema d’autore rende chiaro questo caos e, in definitiva, divora se stesso. In fondo la vita non è che una lunga noia cinematografica che ci induce a concludere che siamo in pieno “peggio”. Nei suoi film ci ricorda come abbiamo perso il senso del sacro, come siamo chiusi nella depressione, come siamo tutti nichilisti. Ne sappiamo qualcosa noi italiani in un Paese dove i cattolici, per far bella figura, si dicono atei e gli atei, a loro volta, sostengono di essere agnostici. Della vita come agonia conosciamo tutto ma non ne soffriamo. Ci sentiamo tristi come in una stanza vuota; anche dagli schermi dei festival vengono soffi avvilenti. In questa realtà alcuni guazzano alla maniera dei moralisti a buon mercato, o a un tanto al rigo. Una realtà così demoralizzante può essere colorata; la colorazione rivela il bisogno inestinguibile di cambiamento. Il cambiamento non può avvenire in maniera indolore. Woody Allen ha il merito di rischiare l’impopolarità perché non ha paura della verità. Non è affetto dalla malafede ideologizzata come elemento del modo di essere nostalgici, alla maniera di molti registi italiani, nostalgici di valori in cui non hanno mai creduto. Perché questi film sono stati fatti? Sono nati liberi o, al contrario, viziati da paure, con lo spettro di un distributore da conquistare o con l’incubo di un partito da soddisfare? Sono stati fatti per il gusto della libertà che può fornirci un mondo bello o un mondo brutto a seconda delle occasioni.
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C’è chi sarebbe disposto a essere additato come nemico della democrazia pur di essere definito disfattista.
I direttori di giornali hanno piena libertĂ  di ingannare i loro lettori.
Forza Italia si è sgonfiata come un soufflé troppo presto estratto dal forno.
Nel magma consociativo molte personalitĂ  vengono annullate assurdamente.
I capi partito sono selezionati a seconda della loro capacitĂ  di nutrire grandi speranza.
A sinistra ci si comporta “come se” il comunismo fosse ancora vivo.
Siamo arrivati alla convinzione che gli abusi politici larvati e visibili sono opera dell’arco costituzionale.
Facendo girare il vecchio disco del tornaconto dell’Italia si assegna a se stessi un compito nobile.
 
MAURIZIO LIVERANI 
 

(Aforismi dai libri “SORDI RACCONTA ALBERTO”, “IL REGISTA RISCHIA IL POSTO”, “AFORISMI SOSPETTI” e “LASSU’ SULLE MONTAGNE CON IL PRINCIPE DI GALLES” di Maurizio Liverani)