ITALIA? NON E’ ANCORA MESSA ALL’ANGOLO

 di Barbara Soffici

L’ anno scorso, nel vertice di Ventotene, Italia, Germania e Francia avevano manifestato l’intenzione di riscrivere insieme i destini dell’Europa e le regole per arginare le emergenze: sicurezza, difesa e contenimento dei flussi migratori provenienti dall’Africa. Gli accordi raggiunti sarebbero però naufragati di lì a poco al vertice Ue di Bratislava.  Da quel momento, caduto il “direttorio” Merkel-Hollande-Renzi, sono diventate evidenti le manovre intraprese dalla Germania, interessata più a propagandare la politica del rigore che a distribuire i migranti equamente nella Ue, e della Francia, interessata invece ad intaccare l’influenza italiana in Libia e in Egitto.  I contrasti tra i tre Paesi sono stati accantonati per qualche tempo per conquistare il consenso nazionale e quindi affrontare serenamente le tornate elettorali (le politiche in Francia e in Germania e il voto sulla riforma costituzionale in Italia) anche se le divergenze di intenti sono riemerse nei successivi vertici. La questione Libia è stata per un lungo periodo “congelata” dalla Ue, nonostante fosse chiaro che stabilizzare politicamente la nazione avrebbe potuto frenare l’incontrollata migrazione dall’Africa. L’Italia, per lo stretto rapporto che ha mantenuto con l’ex colonia, è stata indicata dall’Onu e da Washington, più volte negli scorsi tre anni, come il “primo interlocutore nella soluzione della crisi libica”, il Paese garante degli equilibri, che avrebbe dovuto favorire, sul piano diplomatico, un accordo per far cessare le dispute e far indire delle elezioni in Libia. La Francia di Macron, con una “spallata”, ha sottratto questo “ruolo di grande mediatore” all’Italia, non informata ed esclusa dal vertice di Parigi.  Dopo il bombardamento di Tripoli, voluto da Sarkozy nel 2011, questa nuova “iniziativa” della Francia (che annulla le distanze tra il premier Sarraj e il generale Haftar, andando nella direzione opposta di quella intrapresa dall’Italia) ha voluto ribadire il ruolo preminente che Parigi divide con Berlino in Europa. La richiesta scritta di Serraj al nostro premier Gentiloni di schierare una flotta italiana per combattere “scafisti e traffico di esseri umani” fornisce, però, all’Italia la possibilità di recuperare l’importante leadership sul piano diplomatico, di proteggere gli interessi delle imprese italiane (a cominciare dall’Eni) presenti in Libia e di contrastare l’avanzata dell’influenza francese nella terra del petrolio.

Barbara Soffici