LA CASA BRUCIA

di Maurizio Liverani

Silvio Berlusconi è venuto “in soccorso” di Matteo Renzi affermando che non si alleerà mai con lui. L’inciucio, che Giorgio Amendola ha definito “terapeutico anche se turpe”, dunque, non si farà nel caso il Pd e FI uscissero prevalenti nelle prossime elezioni. Gli italiani confidano molto nella fine della contrapposizione frontale dei due schieramenti grazie a una possibile collaborazione. I capataz dei due partiti deludono queste loro speranze; c’è il sospetto che sia un’astuzia di stampo machiavellico. Moltissimi si rammaricano che non venga approvato subito lo “ius soli” confondendo il senso di questa legge, che dà la cittadinanza agli stranieri nati in Italia, con il diritto di vivere da soli, scelta che hanno già fatto da tempo. Diminuiscono vertiginosamente i matrimoni e le nascite al punto che se non ci fossero i migranti lo Stato italiano non saprebbe come pagare le pensioni. Lo ha affermato Boeri, il presidente dell’Inps. Il fascismo sconfitto nel ’45 vivrebbe tuttora, per Laura Boldrini, sotto altre spoglie. Come autorità di prestigio vorrebbe sostituire nella città di Latina, fondata dal Duce con il nome di Littoria, l’effige di Benito con quella del giudice Borsellino, ucciso dalla mafia in Sicilia. L’oggettiva identificazione del tragico puro con il comico si produce quando si viene a sapere che questa nobile figura di magistrato politicamente era un nostalgico del regime. La vera logica di tutta questa “bagatelle pour une massacre” sfocia nel terrorismo incendiario. Piromani paragonabili alle brigate rosse stanno bruciando intere zone dell’Italia. E’ questa l’occasione in cui è necessaria la collaborazione che una volta si chiamava governo d’emergenza. Soltanto un governo di unità nazionale può combattere questo nuovo tipo di terrorismo a meno che non si dica, come avveniva ai tempi di piazza Fontana, che dietro a queste azioni ci sia lo zampino dei cosiddetti “servizi deviati”. Si tratta della ripresa di quella guerra speciale che Pier Paolo Pasolini individuava dopo la morte di Aldo Moro. Una guerra speciale che dovrebbe portare non già a colpi di Stato ma a un compromesso consistente in uno spostamento sempre più al centro del centrosinistra e del centrodestra. L’ipotesi di una classe politica in crisi che, in questo caso, si serve dei piromani per debellare le ostilità a un’operazione che si vuole ad ogni costo. Si tratta di un’intesa tra due fazioni “costrette” a questo dagli incendiari. Il governo invisibile (che ha un volto, anzi volti riconoscibili) tende a influenzare ogni decisione pur di salvare quello che resta del comunismo in Italia. Il “comunismo liberale” è un leggendario animale, scrive François Revel, ma “se i comunisti sono rigettati all’opposizione, questo determinerà un clima pericoloso per le libertà”. Una tesi già profilata da Leonardo Sciascia per spiegare l’universo dei terroristi, oggi anche piromani. Non è escluso che prima le bombe, ora  gli incendi siano provocati da gruppi apparentemente in antitesi ideologica ma accomunati da un fine identico. Addio “democrazia pluralistica”. I partiti stanno sprofondando nella disperazione. In “casa nostra” tutto va storto; persino Beppe Grillo pensa di ritirarsi.

Maurizio Liverani