LA COLPA E’ SEMPRE DI SILVIO…

di Maurizio Liverani

Sergio Castellitto l’ha presa molto male. Il suo film “Fortunata” non è stato designato a concorrere, per l’Italia,  ai premi Oscar. Si potrebbe dire che è incappato nella cosiddetta “scalogna”. La verità è questa: nella “gauche caviar” sono confluiti molti autori sia di cinema, di teatro che narrativi per creare un manipolo di mafiosi “toccati” dalla grazia di avere un doppio talento riassunto nel titolo “intellettuali di sinistra”. A Castellitto è riconosciuta una capacità vigorosa da quando è consorte di una stimata scrittrice. Il duo Castellitto-Mazzantini è dotato di un talento tormentato dai “gioielli” della contemporaneità; lasciano tracce scritte e tracce cinematografiche. Era naturale che nei “plebei”, invidiosi e vendicativi della gauche caviar, che non possono pavoneggiarsi al loro stesso modo, si destasse un pizzico di rivalsa, abilmente custodita, che dovesse prima o poi recare disturbo all’illustre accoppiata. Chi scherza su queste combinazioni ha coniato anche uno sberleffo ironico: “Pigliamo il treno (il potere), la ferrovia (i vantaggi), tutti in Turchia ci tocca andar”. Tutti sono ispirati da una Musa, ma tutti sono interessati a mettere alla ribalta il proprio personcino con il contrappuntistico gioco di essere sempre sulla cresta dell’onda. Voltaire stimava che la condizione della figura intelligente deve essere confortata da un reddito annuo di centomila franchi. E’ più forte nell’uomo di cultura l’istinto al guadagno che quello di brillare. Questo sistema ha prodotto un disguido; ci sono personalità da poco che si sbracciano perché si faccia loro attenzione non come semplici esseri originali, ma come conoscitori del bello e del grande. La segnalazione di un film al concorso per gli Oscar comporta, inevitabilmente, l’ingresso nelle classi elevate; esserne esclusi ricaccerebbe l’aspirante al tedio e alla noia di chi cerca in mille modi di guadagnare la ribalta. Soprattutto in Italia dove la notorietà invecchia presto. Castellitto sponsorizza il suo film, concepito insieme alla moglie Margaret, come una storia che tocca il cuore delle persone. In una intervista al “Corriere della Sera” conferma: “non abbiamo padrini né padroni… ci sentiamo vittime di un preconcetto perché facciamo un cinema popolare ma di qualità. Agli Oscar la nostra coppia non può andare…”. Con doloroso cordoglio aggiunge: “…non ho voce in capitolo perciò mi limito a fare il mio lavoro”. Puntuale arriva il riferimento a Silvio Berlusconi: “Tutta la colpa è di Berlusconi, o delle serie tv se il cinema italiano va male?”. Poi afferma realisticamente: “La sinistra dice: siccome il male è tutto di là, noi non abbiamo colpe. Così parliamo del gotha intellettuale, culturale e politico che si autocelebra, e che quando può esercita il proprio potere. Un dissenso che è consenso, e si traveste di dissenso. Un conformismo travestito da ‘rivoluzionarismo’…”. Parole chiare, finalmente qualcuno è arrivato a dirle.

Maurizio Liverani