LA “FENICE” DI SILVIA LOTTI SI AFFACCIA SUL “RE SOLE”

LA FENICE DI SILVIA LOTTI SI AFFACCIA SUL “RE SOLE”

Uccello di fuoco. Di rosso fenicio fuoco. Si dissemina in un aerosol di grafite. Si rigenera, anzi Silvia Lotti lo ricrea: sorge un essere dolente alato con corpo litico, per ali foglie secche e una coda composta di alghe da cui si libra nell’aria del liquido seminale. L’essere ha due corpi, due volti: sequenza cinetica? partenogenesi? eco straziante?

Si alza in volo, nel turbinio di segni giranti, al di sopra del magma. In quel suo ardere distante non più arso si ricompone.

No e sì bruco-farfalla-aria. No e sì umano. Ala sì e no foglia, consumatasi dopo aver guidato il seme verso la terra. Minerale e carne di fuoco. Alga e acqua.

Su questa recente composizione plastica di Silvia Lotti, Silvio Benedetto ha scritto:

[…] Più che addentrarmi in particolari “aneddotici” cari al business editoriale, tenterò soltanto una decodificazione di «Una Fenice» (valida anche per altre opere di Silvia) proponendo una sorta di “archeologia” stilistica della sua struttura: “destratificare” per portare ad una visione, ad un “ascolto” dell’immagine, che unisca forma e contenuto.

  1. Ho avuto in dono, vent’anni fa data della nostra conoscenza, un suo oggetto-ensemble polimaterico con predominanza litica. In seguito vidi altri, tutti composti da reperti da lei trovati: cortecce, semi, cartoni pietre del fiume Magra. Una sorta di totem composti da elementi naturali senza alcun intervento oltre a quello dell’interrelazione posizionale o, talvolta, di qualche patina. Il materiale era rispettato nella sua essenza pur divenendo altro.

  2. Sempre in quell’epoca eseguiva lavori ad aerografo ricchi di tonalità e di sfumature ottenute con la delicata realizzazione di mascherature.

  3. Silvia ha inoltre un’innata tattilità: ama percorrere, sfiorandole, le superfici. Foglie, petali, sassi. Itinerari sensibili. Anche la pelle. Silvia si sente parte di tutto il creato e lo trasporta a sé. Fa posare sulla sua mano una goccia di rugiada o una farfalla o una coccinella senza che costoro sentano alcuno sbalzo.

  4. La sua mano è anche forte: modella la creta, realizza matrici da calco, taglia pietre e maioliche per mosaici e si cimenta nel muralismo.

Credo che questa sia una valida premessa per una possibile non facile decodificazione delle opere di Silvia.

  1. Lei crea ancora, adesso sul foglio bidimensionale, soggetti strutturati come in quel “primordiale” totemico ensemble di materiali veri “tridimensionali”, esseri di un’espressionismo panico.

  2. Li accosta a soavi sfumature, già presenti nelle sue opere ad aerografo ma ottenute qui con infinite sovrapposizioni intrecciate di tratti di matite colorate, pastelli e grafite.

  3. Le atmosfere, le superfici avvolgenti le figure, sono ricche di texture tattili.

  4. I corpi, pur librandosi in aria, sono possenti come sculture.

In questo modo Silvia raffigura fuoco, aria, terra, acqua, minerali, cortecce, anatomie: in questa sua «Una Fenice» (dove il caro buon profumo di scuola si avvolge di vapori sulfurei) e in tante altre sue opere.

L’artista difende caparbiamente e con perizia il disegno “fatto a mano”. Qualità non frequente oggi dove molti artisti si banalizzano nella fretta di stupire.

«Una Fenice» (così come diverse opere di Silvia) travalica, va oltre la sua creazione, diviene polisemantica: il che avviene alle opere degli autori purché (condizione sine qua non) il loro operato sia assunto ad “opera d’arte”. Non esplicito, non didascalico, difficile l’“ascolto” di questi disegni di Silvia Lotti: ci conducono ad un nostro sguardo interiore… […]”.

Al Re Sole, già luogo d’incontri artistico-culturali – come questo proposti da Memi Fiorentino e Gaetano Parolisi – attiguo al teatro Olimpico, in Piazza Gentile da Fabriano, Silvia Lotti espone questa sua opera recente, «Una Fenice» insieme ad altre tecniche miste e alle sue terrecotte policrome sino alla fine di questo ottobre 2020.

Nei pomeriggi non sarà raro trovare Silvia e Silvio, poter dialogare con loro e prendersi un buon the con pasticcini.