LABIRINTI NELLA VILLA DI LIVIA

Partendo dal mito di Teseo, metafora del perdersi per ritrovarsi.

Il labirinto inquieta, spiazza e al contempo protegge. Il Minotauro trova rifugio e protezione: creatura mostruosa ma anche fragile, riflesso delle nostre paure.

Teseo è un eroe antico, ma anche emblema dell’uomo contemporaneo: spiazzato e immerso in un contesto privo di certezze.

Chissà se voglia uscire dal labirinto, per confrontarsi con “l’altro da sé”?

Sulla porta dell’antro della Notte c’è strepitio di cimbali.

La Notte ci guarda con i suoi occhi di luna piena.

La Notte è sacra e sola e sacri e soli siamo noi al centro del Labirinto.

Come ci racconta il Mito, fu la Notte a generare la Terra e l’ampio Cielo, a generare il Tempo senza vecchiaia e il Caos senza limiti. Poi venne l’Uovo primordiale, metà maschio e metà femmina. Infine vennero gli Dei a mettere ordine nel creato.

Il Labirinto: luogo magico e misterioso per eccellenza.

Luogo simbolo del mito perché ad esso la nostra esistenza è legata.

Il Labirinto è lo specchio della nostra vulnerabilità di fronte all’ignoto: è vita ed è morte, è prigione e libertà.

Il Labirinto ci permette di riflettere sulle relazioni tra l’uomo e il cosmo, tra l’uomo e il destino, tra l’uomo e il tempo, tra l’uomo e l’amore.

Non è un caso che, al centro del viaggio nel Labirinto, spesso ci sia proprio uno specchio. Esso ci rimanda la nostra stessa immagine, non tanto esteriore quanto interiore.

Ma il Labirinto è, soprattutto, metafora dell’amore, del nostro spaesamento, del nostro vaneggiamento, del nostro smarrimento…E’ tra i suoi fili e grovigli che ci troviamo impigliati, talvolta senza via d’uscita, talvolta felici che non ci sia.

Come afferma Platone: “L’innamorato si esprime con vaghi presagi quasi divinando da un fondo enigmatico e buio”.

Eros ha la sua freccia da scoccare e la sua benda davanti agli occhi. Imprevedibile il suo percorso. Si procede barcollando.

L’amore, come il Labirinto, è visionario. Nasce da un incantesimo della fantasia.

Ad introdurci nei meandri del Labirinto è Teseo, che lo attraversò uscendone grazie al filo di Arianna. Un Teseo che – nella lettura proposta – ci racconta la sua avventura con il Minotauro, il Dio Toro alla cui fascinazione è difficile resistere. Ma Teseo lo uccide e, riappropriandosi del suo cammino, si ferma ad ascoltare le voci delle ninfe e delle maghe innamorate.

L’amore è un Labirinto e il mio letto è in fiore in fiore in fiore – singhiozza la ninfa Eco – perdutamente innamorata di Narciso eternamente ripiegato su di sé e sordo ad ogni sua invocazione.

L’amore è un Labirinto – urla la maga Circe – e gli uomini sono solo dei porci.

L’amore è un Labirinto e la Notte non mi avrà – sentenzia perentoria Aurora dalle larghe braccia.

L’amore è un Labirinto – si lamenta Calipso – che, pur di non essere abbandonata, offre in cambio perfino l’immortalità.

Così, in tanta labirintica “sperdutezza”, riecheggiano nelle nostre orecchie le parole di Roland Barthes in Frammenti di un discorso amoroso: “Io desidero il mio desiderio”.

L’essere amato, dunque, non è altro che il suo accattivante accessorio.

Villa di Livia

Via di Villa Di Livia, Capolinea ATAC e fermata stazione Roma Nord, Prima Porta/Roma