L’ALLEATO DISSIDENTE

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI
 
L’ALLEATO DISSIDENTE

Il discredito dei politici di professione ha già toccato un’altissima percentuale di elettori. Le baruffe che precedono queste regionali umbre sottrarranno un cospicuo numero di votanti non tanto perché siano persuasi della disonestà della politica quanto perché si sentono strumenti di verifica sulla validità delle scelte di parte. L’Umbria dovrebbe avere una funzione di prova. Un “fallimento” potrebbe provocare danni enormi che potrebbero riverberarsi sulla tenuta dei vari gruppi politici. Ormai diventati suppellettili della politica, i partiti, per resistere al crepuscolo della democrazia, si fanno scudo con la ricorrente tiritera del disgusto delle urne per coinvolgere ancora assenteisti cronici. Rinforzare l’elettorato comporta inevitabilmente una verifica; soprattutto la Lega vuol sapere se è valido il suo “azzardo” e quando comincerà l’annata buona. I tre partiti di destra che si sono alleati vorrebbero avere la conferma della giustezza delle scelte accettate, altrimenti potrebbe cambiare l’equilibrio interno della coalizione. Nella sfera della politica tutti conoscono una finta libertà. Nei piani di uno dei tre partiti può esserci una subdola finalità: convergere tutte le energie nell’orbita di Salvini. C’è chi sospetta che qualcuno nell’apparato voglia scompaginare l’ordinata coalizione costringendo la più debole a confluire nella più forte. Il salvinismo si rende politicamente e ideologicamente invisibile. Comunque vadano le cose, Salvini ha fatto qualcosa che non era mai stata tentata: è sfuggito alle tradizionali categorie politiche. Nei giorni che hanno preceduto le votazioni si è comportato da diverso spargendo il panico negli alleati che non mirano a cambiare e ad accettare le sue condizioni pur di sopravvivere.

MAURIZIO LIVERANI

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