IL NUOVO LIBRO DI MAURIZIO LIVERANI

UNA ANTOLOGIA SUI FESTIVAL

PER “GLORIFICARE” LA CRISI DEL CINEMA

di Barbara Soffici

«È meglio Cannes o è meglio Venezia?». La domanda – secondo Maurizio Liverani – ha sempre sollevato polemiche e dibattiti fin dai tempi in cui la corrente cinematografica francese, conosciuta come “nouvelle vague”, ribattezzò il neorealismo italiano “miserabilismo”. Per anni la critica cinematografica francese ed italiana si sono scontrate suscitando forti reazioni anche nel pubblico. Oggi, però, anche la critica cinematografica non è più in grado, come un tempo, di combattere lo scarso interesse del pubblico, di rappresentare quella che Liverani definisce “la decadenza del gusto”. Saturo di recensioni, il pubblico “non porge più l’orecchio all’eco di giudizi che si inchinano a schemi estranei ai criteri del gusto o alla presunta autorità di fame precostituite”. Da anni le rassegne vivono un “vuoto dinamismo”, una “spaventosa stanchezza”, una “monotonia impeccabile”, scrive. Senza alcuna trepida ricerca volta al futuro, la gloria delle Mostre, gli alti e bassi dei festival, che ogni anno annunciano la rinascita del cinema, sono il risultato dei giochi politici che hanno orientato la composizione delle giurie e l’assegnazione dei Premi: così da tempo l’ “appartenenza” conta più della “competenza”; da tempo i festival cinematografici si dibattono nella crisi, immersi in una prevista povertà, nel più stantio “conformismo”, non vedono entrare film pregni di qualche “venticello originale”, di “intrepida ricerca”. Se un tempo le giurie dei festival erano chiamate “a risolvere il difficile compito di conciliare le ragioni dell’arte con quelle della politica e delle rivalità personali”, oggi le cerimonie servono solo a glorificare “l’industria dello spettacolo”.

Con questa antologia intitolata “QUEI FESTIVAL DELLA DISCORDIA” il critico cinematografico, regista e scrittore ripropone alcuni testi che spiegano chiaramente il “clima” di polemica che spesso ha turbato le Mostre. “I festival di oggi sono di finta concordia. Quelli di un tempo erano i festival dell’ostilità preconcetta. A parte questo i meccanismi sono gli stessi, mascherati da una finta gaiezza inscenata dalle televisioni”, sottolinea. Con questa raccolta di articoli (pubblicati tra il 1957 e il 1966 nelle più prestigiose riviste dell’epoca, “Settimana Incom” e “Tempo”) Maurizio Liverani intende ribadire non solo la rivalità, l’antagonismo che ha sempre distinto e dato sapore alle due manifestazioni cinematografiche, ma anche il progressivo declino del prestigio dei Festival che da tempo si dibattono nel lamento per la fine del divismo, per la noia delle rassegne, per la mancanza di tracce di capolavori, per lo svuotamento di idee e contenuti, per l’assenza di autori, di soggettisti e sceneggiatori. “E’ dai tempi della grande stagione del cinema italiano che l’autore viene cercato”, ha spesso sottolineato. “Il cinema italiano è ridotto a tal punto che sarà assente al prossimo festival di Cannes; una rassegna che ha tratto notorietà proprio dalla presenza della nostra cinematografia” ha scritto recentemente.

Con uno stile elegante e raffinato Maurizio Liverani ci introduce in un mondo in cui premi, critica e pubblico sono spesso in conflitto tra loro; con arguzia e ironia rimarca che la “coabitazione forzata tra creatività e commercio” ha, nel tempo, “sfasciato” l’idea del cinema-arte; con coerenza suggerisce come i festival siano, tuttora, mantenuti in vita dalla “tenue speranza” che ci sia “qualcosa che possa ancora coinvolgerci”; con cognizione fa comprendere che, forse, “l’uomo nuovo del cinema deve per forza arrivare perché troppo desiderato”.

Barbara Soffici

 

(Tratto dalla prefazione di”quei Festival della discordia” di Maurizio Liverani)