L’IMPORTANTE E’ DIFFERIRE

di Maurizio Liverani

Lo spettacolo offerto dagli uomini di sinistra dovrebbe concludersi con un “sciogliete le righe”. Innanzitutto dovrebbero chiedere scusa ai compagni per aver barato spacciando per comunismo una ideologia che dicono di aver appreso da Marx e che Trotsky ha definito “rivoluzione tradita”, tanto da meritarsi l’uccisione ordinata da Stalin. Gli eredi di questa mancata rivoluzione, che ha tutti i caratteri di una dittatura repressiva e feroce, hanno introdotto in Italia, fregiandosi del simbolo “falce e martello” più vicino alla “svastica”, un tipo di egemonia su tutti i poteri dello Stato. Si pensava che con il passare degli anni le nuove generazioni attenuassero questo tipo di controllo conducendo le premesse dei predecessori sulla strada di una simil-democrazia. Il cambiamento tanto strombazzato è solo apparente; i “vecchi” ci appaiono giovani rispetto a queste nuove leve. Si può affermare sempre che sono state messe su una cattiva strada pur avendo avuto il tempo di imboccare da sole quella buona. Da Bersani a Pisapia, da Renzi a Gentiloni, tutti reclamano un forte credito personale. Le cosiddette “voci di dentro” li hanno illusi di aver fatto entrare il Paese in una vera democrazia. Gli italiani non danno eccessivo credito a questo “nuovo corso”; constatano con disappunto la continuità come se il precedente modo di governare fosse ancora vivo sotto un altro nome. Di nuovo c’è la conferma sottaciuta che le ideologie sono morte. E in mancanza di questi steccati, comici e tragici a un tempo, non si può dar vita a concrete possibilità di pacificazione o, almeno, di collaborazione. La verità è riassunta, come abbiamo detto altre volte, dal filosofo francese André Glucksmann nella “Stupidità”. “Il post-totalitarismo -scrive- non significa affatto la scomparsa del totalitarismo ma ne rappresenta lo stadio più avanzato, la prosecuzione con altri mezzi più civili, ma meno puntuali e più irreversibili”. E’ un modo scelto dai politici di professione di assicurarsi privilegi giostrando con alleanze di formazioni politiche che nascono e muoiono a seconda del momento e del tornaconto. I soliti nomi primeggiano sulle pagine dei giornali proponendo coalizioni con “talenti”, nemici sino al giorno prima. Si vuole conservare il vecchio suggerendo nuove possibilità di sviluppo; i cosiddetti rottamati non sono scomparsi, si ripresentano sulla scena con una varietà di “ismi” che celano l’egemonia di sempre. Lo scopo è quello di mantenere il potere alimentandolo con un lievito ideologico proposto come nuovo. Giuliano Pisapia si muove, nel proscenio politico, riuscendo a stento a nascondere la propensione di allearsi con Matteo Renzi; progetto che manda su tutte le furie Massimo D’Alema, sempre solidale con le sue sconfitte. Di nuovo, se vogliamo proprio essere benevoli, c’è che gli scontenti cercano, con mille giravolte, di accordarsi tra loro pur di conservare lo status quo.

Maurizio Liverani