LUI LEGA, LEI LEGA, ESSI LEGANO…

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI
 
LUI LEGA, LEI LEGA, ESSI LEGANO…

Notte e giorno Matteo Salvini, leader della Lega, si dedica al culto della personalità, persuaso di essere ricco di poderose risorse. Al cospetto dei politici spuntati fuori non si sa bene da quale partito ma che fanno sfoggio di prodigiose qualità, Salvini si attribuisce un’intelligenza superiore. Una particolare forma provvidenziale che viene riconosciuta ai “gurkas”, terribili guerrieri asiatici. I piddini che hanno seguito le orme di Zingaretti si domandano ancora perché attribuire capacità a quello che sarà sempre il loro principale nemico. Il culto della personalità di Salvini si accresce smisuratamente nei sondaggi. Dai palchi lancia bacini ai presenti, con superbe “gittate”. Da buon mandriano delle folle, si è giovato non solo dei fascisti ma anche degli anarchici, dei falce e martello sfusi, dei social-liberali e di qualche altro pelandrone, i quali hanno lo stesso atteggiamento che sosteneva alcuni gerarchetti, riassunto in una strofetta beffarda al tempo della spedizione in Abissinia: “Quando la pugna divenne pugnetta, tutti i gerarchi accorsero in fretta”. Salvini è sempre contento che tra la gente e lui ci sia una sintonia; per ogni adunata c’è un rafforzamento delle fusioni di più larghe intese. Ha fatto breccia anche nel mondo cattolico che, inizialmente, gli era totalmente ostile. Si argomenta molto su questo rapporto con la Chiesa; alcuni lo temono, gli stessi che qualche tempo fa lo consideravano una schiappettina. L’avversione si è tradotta in un graduale, più accentuato riguardo. Tutto, per lui, va per il meglio. Il peggio si rattrappisce. Le voci dispettose che lo considerano un intruso si sentono sempre meno. Gli viene riconosciuta, persino in certi momenti difficili, duttilità dialettica. Astuto, non si atteggia a tipo burbanzoso, buono per il balcone di palazzo Venezia. Sono questi i casi della politica in cui un protagonista viene paragonato a un buon capopopolo, a un Masaniello. L’attuale momento politico è un “percorso crisistico” per il Paese; l’importante per la Lega, e per la coalizione di destra, è far sapere che Salvini non ha la coscienza inquieta, ma è sicuro di se stesso.

MAURIZIO LIVERANI