MACHIAVELLICO RIFIUTO

di Maurizio Liverani

Per polverizzare i contrasti nella sinistra l’ex sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, non vuol correre alle prossime elezioni politiche. Con un dosaggio giusto delle frasi ha ottenuto grandi “salam” da tutto lo schieramento governativo. Da “cervello aguzzo” Pisapia ha adottato la classica strategia per restare a galla, pronto a sfruttare il momento opportuno. Oggi, dopo il gran rifiuto, è arbitro della situazione. Perché il movimento separatista di Pier Luigi Bersani abbia puntato proprio su di lui per contrapporlo al Pd di Renzi, rimane un mistero per la gran moltitudine dei piddini. La spiegazione più facile, e che sorge spontanea, è che l’ex sindaco di Milano non si ritiene una “taglia forte” della politica. Improvvisamente ha fatto apparire i suoi sostenitori come quelle cose inanimate di cui parla Rousseau: “Fanno pensare ma non pensano”. In se stesso, Pisapia sa che i suoi fautori hanno ormai una piccola stazza partitica; non avendo il prestigio per esporsi in prima persona, volevano gettarlo negli altiforni della politica incuranti del pericolo cui lo avrebbero esposto. In altre parole, Pisapia si è accorto in tempo del mezzo sgambetto e non è caduto nella trappola. La sinistra appare come un pellicola messa su quasi contro voglia con i cascami di tutti i governi precedenti. Nel rifiuto del milanese c’è il disprezzo sentito e allegro, ragionato e cattivo per la nullaggine della sua fazione. Nonostante questo scherzo, Pisapia è coperto di consensi; un bel mucchio di elogi gli tributa la stampa specializzata. In politica avviene quello che accade nel cinema: ci sono miti costruiti in cui bisogna credere, guai a scardinarli. Un ex sindaco è, oggi, un ente irreale. Da solo, senza un contraltare di prestigio, rappresenta soltanto il nulla. Nella grande stampa tutti sono disposti a lustrarlo come un cavallo arrivato prima al traguardo. Da qualche giorno è, però, cominciato il purgatorio per Bersani e D’Alema che già vedono nel rifiuto di Pisapia una imboscata di Matteo Renzi o addirittura della destra. Nel tumultuario dei leader della sinistra, l’ex sindaco è venuto perentoriamente a galla come un turacciolo. Da sindaco di rango gli si riconosce, come politico, grinta e cipiglio; gli manca soltanto la villania del partito. Una “maschilità” scenografica lo rende particolarmente attraente alla destra. Per il gran fabbro di tutti i disguidi della destra potrebbe essere considerato una guida ideale, una freccia direzionale? E’ l’interrogativo che con il suo diniego Pisapia pone a tutto l’elettorato sia di destra sia di sinistra. In questo momento, è nella fase verbiloquente; batte la grancassa dell’unità della sinistra. Il bisogno uno e trino di ricompattarla comporta l’affermazione della propria personalità. Da tutte le parti lo lodano per qualità che sanno di presa in giro: “ha l’istinto dell’integrità”, “si distingue per compostezza interiore”. Sulla scena politica italiana ha anche assunto il ruolo di “gran fastidioso”, pronto a imbrogliare le carte. Si sta guadagnando i galloni di machiavellico per salire in alto.

Maurizio Liverani