MARILYN E’ INTRAMONTABILE

di Maurizio Liverani

Abbiamo rivisto con piacere “A qualcuno piace caldo”; film in cui Marilyn Monroe si conferma, con il passare degli anni, la quintessenza della sensualità elegante, paradisiaca, lontana mille miglia dalla volgarità che a volte la nostra televisione ci propina, esaudendo i più bassi istinti dell’uomo. Se in Italia fosse conosciuto un autore come Pietro Aretino sapremmo come usare il linguaggio erotico. Le enciclopedie ne parlano diffusamente, però sembrano volerlo additare soprattutto come autore osceno. Vissuto tra la fine del quattrocento e il cinquecento, è stato uno scrittore in gran voga ai suoi tempi; il solo, più del Boccaccio, che sappia usare la lingua italiana trattando temi erotici. Le coniugazioni tra uomini e donne sono, per il poeta “tosco”, coloratissime (“di tutti disse mal fuorché di Cristo scusandosi col dir non lo conosco”): “il cordone nell’anello”, “la guglia nel coliseo”, “il porro nell’orto”, “il chiavatello nella serratura”, “il pestello nel mortaio”, “il rosignolo nel nido”, “il piantone nel fesso”, “il gonfiatoio nell’animella”, “lo stocco nella guaina”, “il vademecum nel verbigrazia”, “il pastorale nella pastinacea”. Questo linguaggio entrò nell’uso comune nella Venezia dei dogi. L’autore era così amato, ma anche odiato, che i falsari, scrive Cesare Marchi nella biografia dell’Aretino, usavano il suo nome per dare maggiore autorevolezza ai loro scritti e scansarne la responsabilità. “Pietro -prosegue Marchi- mescolava in sapienti dosi notizie e congetture, il fatto e il commento, indiscrezioni d’alcova e bisbigli del servitorame”. Il regista di “A qualcuno piace caldo” deve averlo sicuramente conosciuto; da buon viennese, Billy Wilder nel suo argomentare sul film sosteneva che il peccato dà sapore alla vita. Vizio contro virtù dalla nascita alla morte, mai un momento di noia. Noi potremmo aggiungere che senza il Concilio di Trento l’uomo non conoscerebbe le gioie dell’erotismo. Oscar Wilde ad esempio scrive: “Se una donna vuole accaparrarsi un uomo non ha che da fare appello a tutto quello che in esso vi è di peggiore… Non vi è degradazione del corpo che non debba contribuire a una spiritualizzazione dell’anima”. Si legge nei quotidiani che il miliardario di origine russa Abramovich è all’addio stramilionario dalla terza moglie Dasha mettendo in crisi il mercato della squadra di sua proprietà, il Chelsea (allenata da Conte); il mondo della pedata comincia a impensierirsi. Il sesso si prende beffa del divismo calcistico.

Maurizio Liverani