MODERATI PER DECRETO LEGGE

di Maurizio  Liverani

Il successo in Francia del giovane leader Macron è stato ingigantito per due ragioni. La prima perché ha ridotto al lumicino il partito nazionalista di Marine Le Pen il cui vangelo ha fatto presa, in Italia, soltanto su Matteo Salvini, sempre avvinto da un aspro sentimento arrivista. Si sente a tal punto padrone della tribuna da ripetere la solita tiritera; trova alleato il fanatismo capriccioso di Grillo con declamazioni che annunciano “guerra”.  La seconda ragione è che l’elettorato francese ha gareggiato con il nostro nella corsa  all’astensione. La conclusione che si ricava dalle elezioni che avvengono nel mondo occidentale è che non bisogna votare. Siamo tutti “super partes”. L’italiano ha scoperto finalmente la gioia di cambiare idea; si interessa alla politica con un atteggiamento da annoiato. Partiamo dal principio  che la somministrazione in dose minime di voti produce gli stessi effetti di una grande affluenza. Questo, in Italia, da quando i reduci del Pci non impauriscono più l’elettore borghese che non ha mai amato le espettorazioni marxiste. Temere gli eredi di Stalin è stata una pura perdita di tempo; il primo ad accorgersene è stato Francesco Cossiga il quale ha garantito il vituperato omuncolo italiano che il clima politico -con un comunista a Palazzo Chigi- non sarebbe mai stato solcato da folgori rivoluzionarie. L’infantilismo spavaldo dei marxisti-leninisti e degli altri “gauchistes”, che hanno inscenato manifestazioni, non ha mai provocato nulla di sconvolgente. L’animosità dei contestatori non ha spaventato più di tanto i moderati, i quali non tollerano che le “programmate” manifestazioni spontanee avvengano nel disordine. La recente adunata dei sindacati è valsa a dare la zappa sui piedi alle stesse confederazioni; ha fornito la conferma di quello che gli estremisti, pochi, sostengono: la sudditanza del Pd al moderatismo spegne ogni ardore rivoluzionario. Ricordo che lasciando il Cremlino, Armando Cossutta si rese conto che il suo Pci era ormai una vile pedina nel gioco internazionale. L’ex compianto picconatore Cossiga rassicurò i moderati che anche i comunisti, a un certo momento, sentono l’attrazione ancestrale e protettrice della moderazione. Da allora il partito delle Botteghe Oscure ha cominciato a presentarsi come una formazione che rispetta l’ordine e la democrazia. La salvezza per l’ex Pci è consistita nel rinfoderare ogni volontà di indagare su Tangentopoli, di lasciarsi assorbire dall’impulso di “assolvere”, di indulgere verso le vittime della scure giudiziaria, che lo ha risparmiato. Sorge il sospetto, a questo punto, che in questa moderazione qualche cosa “non quadri”. Ora nella sede del Pd non ci sono più solide posizioni, serpeggia un che di provvisorio, di burrascoso. La constatazione più intelligente è riassunta in questa sentenza: la guerra fredda è finita.

Maurizio  Liverani