DA MORTE, LE IDEOLOGIE SI RIDESTANO

di Maurizio Liverani

Viene il momento, per chi si illude di vivere in una democrazia, in cui dover scegliere tra destra e sinistra. Che senso ha questa dualità? Leo Longanesi profetizzava la fine di questa “vitalità delle cose morte” con un aneddoto: “Una cameriera risponde al telefono: ‘Il padrone questa mattina è uscito a destra, per fermarsi all’ora di pranzo al centro e per tornare a cena a sinistra’”. E’ il modo di Longanesi di parlare della stabilità democratica e deridere coloro che si fidano ancora della “vitalità delle cose morte”. Perché il miscuglio di “ducismo” e “qualunquismo” sia perfetto, Beppe Grillo irradia intorno a sé un arrogante odore di disprezzo, di rozza indipendenza verso gli altri, nemici e amici; pretende così di garantire con l’infallibilità del capo di stampo rustico che la scelta, ad esempio del magistrato Davigo a premier in caso di successo dei pentastellati, sia l’espressione più genuina dell’anima popolare. L’equazione con la quale mette in stato d’accusa il sovvenzionamento pubblico dei partiti è di pura marca demagogica. Con l’ausilio involontario di Piercamillo Davigo e Luigi Di Maio, assistiamo al gran carnevale delle due fazioni, uscite vincenti in quanto unite nell’approvazione della nuova legge elettorale. Dall’una e dall’altra parte si gioca nuovamente al rialzo da quando tanti politici hanno trangugiato il nocciolo del cinismo, straripante nel nostro Paese. La regola conosciuta anche dall’ex pm Davigo è sempre la stessa: nella vita di un partito-fregoli la formula si riassume nell’agire da “tirannelli” e parlare da idealisti. “Ducismo” e “idealismo” nel M5s si coniugano in salsa qualunquista. I leader designati somigliano al venditore che dà un colpo alla bilancia affinché si alzi il prezzo; in altri termini, ruba sul peso. San Bernardino -francescano predicatore di un culto particolare di Gesù che gli costò due processi per eresia- chiamava questo giochetto “dar l’anchetta”, il colpo segreto. Il capitalismo di questo nuovo millennio, con i suoi esponenti economici e politici, non ha più interesse per quel tanto di “ducesco”, temperato da prodismo, che era nel primo Pds. Protetto dall’involucro di Walter Veltroni, Matteo Renzi, intanto, allarga il suo credito a sinistra; è un piddi come Dio vuole, un assertore dello Stato etico e forte, un postcomunista “in nuce”, un po’ totalitario “in pectore”. Ha imparato bene l’esortazione “libera Chiesa in libero Stato” e potrà fare il corsaro anche chez – Berlusconi. La famosa “marmitta” di Togliatti (in cui la sinistra voleva fare una grande fusione di tutti i poteri che contano per poterli meglio soggiogare) da gloriosa macchina da guerra, ormai inservibile, a falco da caccia di “larghe intese”. In soccorso di Renzi e Gentiloni, contro gli “sgambetti” di D’Alema, c’è Veltroni. Siamo a questo punto di incertezza che occorre un vigilantes che non consenta al tarlo dei secessionisti di entrare nel legno della sinistra.

Maurizio Liverani