NUOVE SFIDE, NUOVI EQUILIBRI…

di Barbara Soffici

Alla fine il premier Gentiloni, trascinato da Matteo Renzi in uno scontro politico oltre che istituzionale, ha riproposto Ignazio Visco come governatore di Bankitalia. Una scelta obbligata, in perfetto accordo con il Colle, che l’ha ratificata, per impedire un pericoloso precedente d’ingerenza politica sull’autonomia e sull’indipendenza della nostra banca centrale. Così Renzi, con i suoi attacchi, ha finito per “blindare” Visco; che, tartassato sul mancato funzionamento del sistema di vigilanza di Bankitalia, in questi 10 giorni di bagarre all’interno del Pd, ribadendo sempre la correttezza e il rispetto delle norme, è riuscito a confrontarsi e a ottenere l’appoggio degli istituti finanziari europei: l’Eurotower ha infatti promesso un compromesso “ragionevole sui crediti in sofferenza delle banche.  Visco è poi riuscito anche a partecipare ai lavori del Consiglio della Bce, dove è trapelata la conferma della sua investitura mentre Mario Draghi metteva in riparo il debito italiano decretando il rallentamento dell’acquisto di bond, in segno di fiducia (riservandosi però di aumentare la dimensione del Quantitative easing se entro il prossimo settembre  il tasso d’inflazione non si aggirerà intorno al 2% e la crescita economica non sarà sostenibile). Gli attacchi sferrati a fini elettorali si sono rivelati perciò una vera manna dal cielo. Molti si chiedono cosa potrebbe ora ottenere il segretario dem con l’ultimo attacco, con l’invocazione di “discontinuità” per la Consob (Commissione per le società e la borsa). Secondo alcuni Renzi ha strategicamente attaccato l’attaccabile per togliere alle opposizioni, in particolare ai grillini, la possibilità di “cavalcare”, fino alle nuove elezioni, lo scottante tema della crisi delle banche.  Per altri quello di Renzi è stato un attacco mirato a delegittimare il premier Gentiloni. Rientrerebbero in questa logica anche l’assenza dei ministri renziani Boschi, Delrio, Lotti e Martina al Consiglio dei ministri che ha designato all’unanimità Visco. Una coincidenza che ha suscitato nuove polemiche e nuovi strappi, oltre quelli suscitati dall’approvazione definitiva in Senato del Rosatellum, la nuova legge elettorale. Il presidente del Senato Pietro Grasso ha lasciato il partito dichiarando di “non riconoscersi più nel Pd, né sui metodi, né nel merito”. Denis Verdini, applaudito da alcuni, ha ribadito che “Destra e sinistra non ci sono più, la sfida è tra modernità e passato”. Il Rosatellum? “E’ una legge di compromesso, come l’intera legislatura” ha dichiarato. Certo è che se le elezioni della prossima primavera (forse il 18 marzo) dovessero riconfermare (come sembra dai sondaggi) l’attuale divisione del parlamento in tre poli ( Pd, M5s e Centro destra) si potrà governare solo con “larghe intese”…   per questo Renzi, con lo slogan “se si sceglie la sinistra radicale vince la destra”, prova già a ricomporre una coalizione di centrosinistra “allargata”. E’ chiaro che gli equilibri sono destinati a mutare; è prematura, quindi, ogni ipotesi… meglio concentrarsi sugli ultimi atti della legislatura:  oltre la legge sulle mine anti-uomo, respinta dal Presidente della Repubblica Mattarella per “profili di evidente illegittimità costituzionale”, è in forse un nuovo voto sullo Ius soli; sicuro è invece il voto, a ridosso del Natale, per la manovra finanziaria, per la legge di bilancio….

Barbara Soffici