IL PALAZZETTO DELLA RINASCITA

di Maurizio Liverani

La città di Senigallia, centro balneare rinomato fin dagli inizi del secolo scorso, sembra offrirsi come il protoquamquam dell’Italia. Cosa vogliamo intendere? Che in questa deliziosa città convivono aspetti negativi, talvolta allarmanti, e aspetti positivi, talvolta esaltanti. E’ stato inaugurato, giorni fa, il restauro del Palazzetto Baviera che sorge a pochi passi dalla famosa Rocca Roveresca. Ora la città può puntare le sue carte migliori sulla restaurazione di questo modello che susciterà senza dubbio entusiasmo, e non si vuole con questo arrivare all’elogio del conformismo in arte, tutt’altro. Il Palazzetto fu fatto erigere da Giovanni Giacomo Baviera, zio materno e luogotenente di Giovanni della Rovere. Il tesoro della dimora si trova al piano superiore ed è costituito dalla decorazione dei soffitti di cinque ambienti, finemente istoriati a stucco. Furono richiesti dall’umanista e mecenate Giuseppe Baviera allo scultore, plastificatore e stuccatore di Urbino, Federico Brandani. Iniziati nel 1560 e terminati nel 1574, sono considerati la sua opera più vasta. Gli eleganti stucchi riguardano le volte e le zone superiori delle pareti: tra motivi ornamentali si innestano riquadri, lunette e ovati con figurazioni a bassorilievo (episodi della Guerra di Troia; le Fatiche di Ercole; Storie bibliche; Episodi di storia romana; le Gesta di Costantino).  Attraverso questi rilievi, il visitatore è tentato di assorbire lo spirito di quelle antiche imprese. Per rendere più viva questa impressione e per poter fruire appieno anche dei particolari, sul pavimento sono stati posti degli specchi che ribaltano i bassorilievi e li avvicinano allo spettatore; sembra di essere immersi in un grande schermo. La visione si avvicina alla narrazione; l’autore ha capito che a un contenuto così misterioso e dolorante poteva servire solo un linguaggio ricco, felice nell’espressione, intenso e severo. Lo scultore sembra un grande uomo di teatro. Chi vede queste opere ne avverte subito la bellezza quasi tentato di esserne coinvolto. La visita alle sale è accompagnata da un video in cui l’attore Mariano Rigillo, con classe raffinata, nelle vesti del committente Giuseppe Baviera, fa rivivere, con un lucido racconto, l’avventura dell’opera. La Senigallia, denigrata dagli stessi cittadini che rimpiangono l’antico Teatro La Fenice, ha compiuto questo “miracolo”; forse è l’inizio della rinascita di questa simpatica città balneare.

Maurizio Liverani