PATRIA DEL “ROVESCIO”

di Maurizio Liverani

“L’Italia non è la patria del diritto… ma del rovescio”. E’ un aforisma di Ennio Flaiano, ma che contiene qualcosa di più “nobile”. Ci aiuta, per esempio, ha capire che il comunismo italiano è “vuoto” marxisticamente, come afferma Trotsky nel saggio “La rivoluzione tradita”. Il comunismo sovietico  si è affermato con Stalin e con Lenin grazie all’odio; questo odio lo ha sostenuto anche in Italia grazie agli ex fascisti di Salò trasmigrati nel Pci. Gente che aveva un’unica ambizione: primeggiare e arricchirsi. Era una prosopopea che Palmiro Togliatti (nella foto, il francobollo commemorativo russo) non poteva sopportare. Su questo punto non è mai stata fatta chiarezza. Il vero Togliatti si cominciò a capire grazie al disappunto che provò alla vigilia di una elezione in cui il partito se ne uscì con uno slogan; in risposta a quello dei liberali: “L’uomo libero è liberale”, lo spiritoso di Botteghe Oscure replicò: “L’uomo vegeto è vegetale”. Il Migliore conosceva bene in quale aiuola oppressiva può fiorire il potere; aveva ben studiato lo stalinismo che riassumeva in questa sintesi: “Tutto il potere ai padroni del vapore (i ricchi) e il vaporetto per i meno fortunati”. In sostanza, assistenzialismo per la povera gente e mano libera per l’alta finanza. Una ideologia già adottata in Cina cui fu dato il nome di “comunismo capitalista”. Libero mercato per le classi agiate e falce e martello, con odio, per i poveracci. Da acuto conoscitore delle tendenze più vere dell’umanità, Togliatti considerava, come abbiamo più volte ripetuto, la povertà un fatto “sovversivo”, riuscendo a instillare, soprattutto nell’alta borghesia, la convinzione che il “non plus ultra” dello snob fosse di professare idee di sinistra. Pochi ricordano una noterella riportata da una rivista di letteratura. Si racconta che Togliatti suggerì a Italo Calvino una considerazione dal titolo “Ingegneri e demolitori”. In questa noterella si rivela come nella cultura italiana fosse assente una “forma mentis” costruttiva;  l’ingegnere in contrasto al demolitore. Togliatti cercava di convincere lo stalinista Calvino che non ci può essere un’arte sottratta all’ispirazione. Funzione dell’intellettuale non dovrebbe essere quella di proporre riforme letterarie; al contrario, esercitare la critica sull’opera esistente, riguardosa della creatività e della libertà d’espressione. Si sanciva l’autonomia della letteratura che Mario Alicata e un gruppo di intellettuali ex fascisti, divenuti ferventi staliniani, respinsero con decisione, esigendo la supremazia dell’ideologia, della politica sull’estetica perché si impedisse, così scrissero, l’ “organizzazione in senso reazionario della cultura italiana”. Ecco cosa intendeva Flaiano affermando che l’Italia è “patria del rovescio”. Se fosse “patria del diritto”, non esisterebbero le cricche.

Maurizio Liverani