DA “PIBE DE ORO” A “PIBE DE LATTA”

di Maurizio Liverani

La natura, sempre dispettosa, si è divertita con Diego Maradona a caricare di intelligenza soltanto i suoi piedi. Tutto il resto è infuso da un senso di mediocrità; la personalità non ha messo il suo sigillo sul suo viso. Con l’avvento del dittatore Maduro in Venezuela, questa doveva essere l’annata buona per la beghina -così è noto Diego nel mondo- del castrismo. Come calciatore è fiorito nella nazionale argentina, ma soprattutto nella squadra del Napoli dove si è potuto atteggiare a cigno sportivo grazie a dei valenti compagni e a talento di aquila rivoluzionaria di Cuba e d’intorni. Dietro lo scudo di Fidel si è costruito un prestigio da raddrizzatore in tutto il sud America che per la “rivolucion” è caramba che cuccagna. Zapatisti, guevaristi, sandinisti, tirannie temperate da tirannicidi se ne trovano a uffa. “Conducators”, “pronunciamienti”, reazionari “sin verguenza”, “libertadores” sono il pane e il lattuccio di tutto il Sudamerica. Basta dire che laggiù il lusso dei ricchi è pagato con la miseria dei poveri e il prestigio è ottenuto. Sempre impegnato a recitare con il massimo impegno la parte del castrista, Maradona spadella la sbobba calda calda su riviste e giornali animati da un patetico gauchisme. Da buona beghina del castrismo non si contenta di essere secondo a nessuno, anche nell’evadere il fisco in Italia. Come un assaggiatore di vini sa dirvi immediatamente se un vino vale o no, Maradona si picca di distinguere un “castro” moscio da uno duro. Un tempo se gli si diceva che Fidel era ormai un “ramo secco” della “revolucion” montava su tutte le furie. Grazie all’amicizia con il leader Maximo ha aperto il suo sgabuzzino di luminare dell’arrivismo. A forza di ripetere con l’Alfieri (il quale si riferiva all’italiano) “la pianta uomo nasce più robusta qui nell’America latina che altrove”, è finito nel “Manual del perfecto idiota latinoamericano” con prefazione dello scrittore Vargas Llosa, premio Nobel per la pace. Il dizionario ha venduto nel Sudamerica migliaia di copie; vi sono annoverati nomi illustri di utili idioti. La beghina di Castro è in buona compagnia. Da qualche tempo l’idea della gloria, rattristata dal fisco italiano, ha dato a questo fromboliere del calcio bruschi incontri con la verità che danno un certo fondamento alla teoria dei presentimenti. Nelle ultime apparizioni, soprattutto  dopo l’abbraccio con il claudicante dittatore venezuelano, la sua faccia, oltre a essere infusa da un senso di smarrimento, somiglia a quella di un’ape intorbidita dal fumo del tabacco. Da “pibe de oro” è ormai diventato un “pibe de latta”.

Maurizio Liverani