I PIU’ SCOMODI DA SEMPRE

di Maurizio Liverani

La stampa italiana fa spesso dei tentativi per infrangere il muro della censura che, contrariamente a quello di Berlino, non sarà mai abbattuto. Avendo difficoltà provenienti dall’editore, che è da sempre di parte, fingono di essere liberi parlando di autori scomodi, ma non scomodissimi, certamente rispettabili come Antonio Delfini e Giuseppe Berto. Ricorre spesso il nome di Italo Calvino, l’autore dei “Nidi di ragno” che riuscì a raggirare i fitti ordinamenti degli “uomini realistici”, come George Orwell definisce i burocrati letterari, i soli ad avere libertà di parola. I racconti filosofici di Calvino sono una uscita di sicurezza, aperta con grande talento. Diffidava delle intuizioni malamente espresse; scriveva, limava, rifaceva, convinto che lo scrittore diventa più sicuro di sé uscendo dalla vita che non partecipandovi attivamente. I “vigilantes” sono grossolani; hanno rinchiuso nel dimenticatoio Ennio Flaiano e Pier Paolo Pasolini. Tutti e due impegnati contro l’oppressione, ma mai tentati dall’avventura dell’impegno politico. E’ impossibile aprire una breccia nel muro che condanna scrittori, come loro, all’emarginazione. Sia Pasolini che Flaiano non riconoscevano, nella nostra società, alcuna volontà di infrangere questo muro; combattevano la malafede ideologizzata come elemento di essere colti e addirittura poeti. Pasolini era contro ogni forma di servilismo pur fingendo di adattarsi ai tempi e ottenere le pagine illustri della grande stampa. Flaiano si condannò all’emarginazione con un semplice aforisma che abbiamo citato più volte. Questo: “Il fascismo è una trascurabile maggioranza che si distingue nel fascismo propriamente detto e nell’antifascismo”, è l’essenza delle convinzioni politiche degli italiani. Pasolini, in sostanza, era dello stesso avviso. In “Petrolio” scrive: “Il rischio dell’impopolarità fa più paura al letterato italiano del vecchio rischio della verità”. Entrambi ci ricordano come la presenza di una letteratura “civile” sia possibile soltanto se giova a chi detiene il potere.  Sono scrittori che “non servono” a fini di propaganda politica. Arrivare alle ragioni storiche di questa emarginazione può essere utile anche per capire, oltre a quella letteraria, alla crisi endemica del cinema, alla sua affannosa ricerca di idee. Questo scriveva Flaiano, aggiungendo: “tutti effetti della nostra antica incapacità ad affrontare la realtà se non strizzando l’occhio per agganciarla al nostro tornaconto”.

Maurizio Liverani