QUESTA POLITICA? E’ INVERTEBRATA

di MAURIZIO LIVERANI

QUESTA POLITICA? E’ INVERTEBRATA

I partiti che promettono il nuovo si inebriano all’dea che il nostro possa essere il primo Paese capitalista in cui il capitalismo possa essere abbattuto. Il guaio è che le vecchie ideologie hanno perso valore mentre i dogmi hanno dato l’illusione di essere a un passo dal successo. Il fumo errante del comunismo, nel dopoguerra, ha cercato un posto al sole in Europa, partendo proprio dall’Italia. Quale nazione meglio della nostra ha offerto alla sinistra l’aiuto dei cattolici? Passati mesi e anni, questa collaborazione è evaporata perché gli italiani, finalmente, si sono accorti che essa non ha dato alcun frutto. Senza l’obolo sovietico, il fax simile del vecchio Pci somiglia al “bacillo virgola”. Conseguenza della constatazione che viviamo in un’epoca con personalità senza carisma, dotate di un solo intuito: quello di mettersi, come passo d’avvio, vicino alla cassa. E’ stato facile per i virgulti della Lega e del M5s dimostrare che gli eredi del comunismo non hanno alcuna grandezza innata; sono soltanto gli apostoli di una sovrana utopia, prostrati dalle tante Tangentopoli. “Impariamo facendo errori”, con questa ricetta di Lenin hanno dato vita a un’Italia a sovranità limitata dalla destra. Il nostro Paese rischia di essere il primo nel mondo in cui la sinistra viene abbattuta. Invece di accendere le masse le ha narcotizzate; ora le disgusta. Senza dogmi e senza stanchi principi, leghisti e cinquestelle hanno fatto il pieno di consensi. Perché proprio un fagiolone come Bersani sia stato alla testa del Pd è ancora un interrogativo che angoscia ciò che resta della sinistra. Il bisogno, uno e trino, della propria personalità ha attanagliato Matteo Renzi che per un po’ si è atteggiato a Scipione; la sua scipioneria, nonostante gli scatti irosi, potrà portare i suoi a una qualsiasi collaborazione anche con partiti di destra. Il maggior dispetto per gli ex è nell’intuire che la base non riconosce loro capacità. La “lunga marcia” dei capi è approdata alla sterilizzazione pur rinnovando, a parole, il credito all’ideologia dell’uguaglianza; appaiono animucce grette. Un risultato desolante prodotto da un machiavellismo di quart’ordine che non può produrre passioni. La via che hanno intrapreso la Lega e il M5s è altrettanto pericolosa perché, spinta agli eccessi che conosciamo, provoca un risveglio della “maggioranza silenziosa” stanca dei giochi sporchi. Il potere è, per ora, finito in mano a una forza apparentemente vitale, ma che ha la vitalità della morta routine, delle idee sperimentate e fallite. C’è qualcuno che ha interesse a ridestare una temperie arroventata. Stupirsene? La viltà della nostra classe politica è nota da tempo ai più attenti osservatori delle cose italiane. Gli intellettuali sono seppelliti nell’idea del monolitismo editoriale; niente da fare. Il dogma di destra al posto del dogma di sinistra ha portato a una sorta di strabismo editoriale. Quello che accade in politica accade in editoria. I veri scrittori si sono rintanati nel loro orticello; il politico stampato non vale quello in carne e ossa. Un infortunio rimediabile. Un leader i libri, se vuole, se li fa scrivere; tuttavia è un handicap per chi aspira a essere la guida del partito sfrattato. La legge del mercato è condizionata dal partito egemone, spalleggiato dal partito al potere. Così è stato per anni. Il politico impegnato come lo scrittore di parte ormai parlano un linguaggio di desolata nostalgia.

MAURIZIO LIVERANI