RIECCOLI IN ATTESA

di Maurizio Liverani

Quando già stava per diventare una figura cult, una sorta di stradivario della politica, di colpo, per un rapido mutamento di convenienze, Luigi Di Maio è stato declassato al ruolo di scaccino, quel volonteroso che pulisce le chiese. Da qualche giorno, sia a destra che a sinistra si è convinti che nella sua cisterna stretta hanno preso piede le “stramberie” di Papa Francesco. Ci si chiede come mai proprio lui sia stato messo a infastidire i parlamentari abituati a vivere di prebende statali; tutti con l’aria di aver ricevuto dalla natura la maschera del “dottor sottile”. Si è fatta una strada per eliminare i partiti infedeli e imporre al Paese la maschera della democrazia cristiana. Temendo l’avvento delle larghe intese con prevalenza di ex, La Curia avrebbe agito in modo da ricostituire una sorta di Dc non sfacciata, ma che ostacolasse il materialismo storico. Le “truccherie divine” hanno già danneggiato abbastanza il Paese conferendogli una dimensione secondaria nello scacchiere europeo. Il Papa a riposo, quello che poltrisce in Vaticano occupandosi di alta finanza, ha mosso alcuni appunti suggeritigli dalla centrale del grande affarismo. Alcide De Gasperi, sin dalla nascita della Dc, diceva: se ad essa togliete gli equivoci che cosa le resta? Successivamente sono avvenuti dei fatti che hanno indotto il papato a scegliere una certa equidistanza dai due partiti egemoni. Vari leader democristiani si sono spesi per impedire una qualsiasi collaborazione con il partito di Botteghe Oscure. Il mondo occidentale vigilava e non fu, dunque, possibile forgiare la democrazia italiana sullo stampino del vecchio marxismo. A San Pietro, grazie alla dittatura finanziaria, sono riusciti a concretizzare una lottizzazione rapida. Si è prescelto nell’ultimo Conclave un Papa di origine italiana che in pochi anni ha avvilito il centro della cristianità in parte di intrigante. Se si riflette bene su quello che è avvenuto in così poco tempo, si deve prendere atto che accesi moralisti si sono svegliati. I loro nemici non sono più i poteri forti, divenuti nel frattempo fortissimi, ma i partiti spogliatisi della falce e martello che hanno preso a comportarsi come personcine a modo. Il veto alle larghe intese è partito dal Vaticano. Per ridestare la democrazia cristiana, agonizzante, in questi anni, per i troppi errori provocati dall’avidità di prebende, ci si è affidati al compianto Casaleggio padre con il M5s. Contro i partiti tradizionali dai cosiddetti grillini vennero scagliati tutti gli anatemi che di solito vengono indirizzati ai furfanti. Ma nello stesso tempo ci si è adoperati per creare un “inciucio” che non avesse nessun connotato di quello preparato dalla destra con la sinistra. In poco tempo si è entrati nella farsa politica all’italiana dove elementi pericolosi si combinano con aspetti farseschi. I membri eminenti del Pd per ora non hanno abboccato e non abboccheranno; nascerebbe nuovamente lo scontro. L’insieme degli omaggi di stampo ecclesiastico di Luigi Di Maio, come il bacio all’ampolla di San Gennaro, testimonia un’”ascendenza”.

Maurizio Liverani