ROMANO DELUDE LE CARTOMANTI GRILLINE

di Maurizio Liverani

Nessun corrugamento leonino, nessuna acredine virulenta. Romano Prodi avrebbe dovuto fornire, nella trasmissione “1/2 mezz’ora” a Lucia Annunziata, la conferma che nella sinistra italiana incarna l’anti-Renzi, considerato dalla conduttrice il figlio di un “dio minore”. Il due volte presidente del Consiglio si è avvolto in una inconsueta malinconia leopardiana, come quando si ammette che uno spirito magno, se è lucido di mente, può ravvedersi. E se il bene del suo partito richiede una consanguineità con il segretario dello stesso, la scelta di essergli fedele può dare la pulsazione di un momento felice a tutta la sinistra. Questo violento colpo di timone dato al suo intervento ha sorpreso l’Annunziata, ma è apparso a tutti come una straordinaria impresa di pubbliche relazioni. Nell’alveare delle frasi sfuggite a Prodi ce ne è una che la dice lunga su questo personaggio bifronte: “non si può andare avanti quando i nemici incalzano”. Il volto della conduttrice è subito cambiato. Prodi con il suo murmure afono ha dato prova di destrezza; parlando di  Macron, il vincitore delle elezioni francesi,  ha attenuato l’entusiasmo sostenendo che pur con il suo successo è circondato da molti nemici. L’Annunziata, “suppliziata” dagli anti-renziani perché si servisse di Prodi per mettere alla gogna Renzi, ha sperimentato la demenza imperdonabile di chi prende partito senza ragionare. Prodi ha avuto buon gioco a innalzarsi a livelli di statista insigne, idoneo a misurarsi con i grandi avvenimenti storici. Originale, si fa per dire, è stata la sua affermazione: il passato è passato guardiamo avanti. Il tono è stato di questo tipo per mezz’ora; con questa scelta è pronto per calcare nuovamente le scena, non come premier, ma come consigliere. Ha ridotto –con il sistema “usa e getta”- a girini il M5s e i leghisti. Lo si potrebbe definire trasformista, al contrario ha trovato gioco facile a riproporsi come uomo provvidenziale. Ha giocato con se stesso al rialzo senza speculare al ribasso con gli altri. Nei momenti drammatici, ha voluto far sapere, il Paese è spinto a guardare ai vecchi della politica come a precettori, a savi, dimenticando le magagne del passato. Ha rinunciato, con l’Annunziata, anche a quella prosopopea spessa che di solito ostenta. Da questo momento, per Romano, nasceranno cupe odissee, divinate dalle cartomanti grilline.

Maurizio Liverani