SALVINI BEFFATO

di Maurizio Liverani

La nomina di Antonio Tajani, designato da Silvio Berlusconi a condurre il governo in caso di vittoria nelle elezioni di domenica, era prevedibile per diverse ragioni. La prima, la stima del presidente di FI; la seconda, il suo saper giostrare con destrezza tra i membri del Parlamento Europeo. I perfidi sostengono che Tajani sa tenere i piedi in due staffe. Nell’esordio nella politica ha esternato simpatie per la monarchia, una semplice inclinazione che gli ha giovato non poco perché, com’è noto, in Italia il rimpianto di Umberto II è ancora vivo. Tajani non rinnega le sue predilezioni giovanili, ben contento che siano poste nel dimenticatoio. La sua figura esprime autorevolezza, gagliardia d’altri tempi; gioviale e simpatico, cultore dei vecchi valori, ma sensibile alle innovazioni. E’ aureolato di un certo prestigio che irriterebbe Matteo Salvini il quale più volte ha annunciato di ambire a diventare capo del governo. Ma il berlusconiano Tajani avrebbe, agli occhi di Silvio, più titoli per ricoprire questo ruolo. Va sottolineato che nell’altra sponda non è né irriso né osteggiato. Nelle biografie si dà risalto che per i suoi meriti da commissario dell’Industria, con il salvataggio di un’azienda spagnola, gli è stata intitolata una strada a Gijon nel Principato delle Asturie. Questo “neo” proletario getta un raggio di stima che Salvini, con il suo nazionalismo, non avrebbe mai ottenuto. La scelta del leader di FI è stata ben meditata. I maligni potrebbero vedere, anzi sicuramente lo vedranno, il brutto scherzo tirato da Berlusconi a Salvini che in più occasioni, senza consultare gli alleati, si era già visto al vertice del nuovo – che avanza (si dice sempre nel nostro Paese).

Maurizio Liverani