SEMPRE ALLO STESSO STADIO

di Maurizio Liverani

Roma è sempre stata – lo scrive anche Stendhal nelle sue “Passeggiate romane” – popolata di preti e affaristi. E’ sempre stato difficile impregnare la città di qualità squisitamente elevate e spirituali. L’Aretino, ricordato per la memorabile epigrafe posta nella sua tomba, quasi ogni mattina, in un foglietto appuntava le ignominie, le bassezze e le ruberie degli “eminenti” religiosi e laici dell’Urbe, al punto che, per non essere ucciso da qualche sicario vaticano, si trasferì a Venezia, al suo tempo città grondante di ricchezze e di immoralità. Apriamo una parentesi riportando l’attestazione nel suo sepolcro: “Qui giace l’Aretin poeta tosco di tutti disse mal fuorché di Cristo scusandosi col dir ‘non lo conosco’”. Per la ripulitura della città, i romani, questa volta, con un imperioso sdegno, hanno dato credito a una formazione tenuta ai margini per volontà della sinistra e della Chiesa. Per por fine drasticamente a un andazzo deplorevole sembra che questi moralizzatori si siano rifatti a un motto di Henry Miller: “Voglio morire come città per rinascere come uomo”. Allarmati non soltanto dall’ambiente deturpato dalle macchine e dal cemento, ma anche dalla volgarità, simbolo di chi la popola, hanno voltato le spalle alla vecchia politica obbedendo al concetto di Apollinaire: “Un paesaggio è prima di tutto uno stato d’animo”. Conoscono i cinquestelle il concetto di Apollinaire? Il paesaggio imbrutito imbruttisce le nostre anime. L’ecologismo ambientale va a braccetto dell’ecologismo spirituale. Purtroppo, giunti alla ribalta, i nuovi amministratori hanno dimenticato tutti i loro propositi: migliorare l’ambiente, i diritti dei pedoni, restituendo il centro storico ai cittadini e ai turisti. A condurre questi progetti nobilissimi è stata scelta una deliziosa signora dal nome Raggi e, d’improvviso, Roma da cumulo di rovine è diventata un ammasso di detriti. Ma la sorpresa più grande si è avuta quando questi politici dalle enunciazioni sono passati al comportamento. L’annuncio dell’inizio dei lavori per il nuovo Olimpico è stato preceduto da una notizia sorprendente: lo staff era penetrato nella “Scandalusia” che impera nella Capitale. Quelli che Emil Cioran chiama i “giardinieri dell’apocalisse” avevano già messo nei loro conti gran parte del denaro destinato all’appalto dello stadio. Gli esperti delle diagnosi precoci, denunciando lo scandalo, hanno potuto dimostrare che la tangente non muore mai. Tutti i partiti banchettano, da anni, sulle spoglie del “caro estino”, lo Stato, come fanno gli espropriatori. Se guardiamo dall’alto la situazione, constatiamo un panorama di demagoghi i quali pensano al loro piedistallo e calpestano moralità e fiducia dell’elettore; nell’illusione di far dimenticare le origini delle loro fortune. Continua la buffonesca, deplorevole politica di sempre. Il regime è stato e resterà deleterio e dannoso.

Maurizio Liverani