SI INTENDONO INSULTANDOSI

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI 
 
SI INTENDONO INSULTANDOSI
A forza di insultarsi i battistrada, denominati “vattelapesca”, sono giunti a intendersi; ognuno andrà per proprio conto in nome dell’unità della sinistra e della confusione della destra. Sin dall’origine i comunisti si sono abituati a scannarsi tra di loro, a volte con più ferocia dei vecchi democristiani. Non si tratta di carne eccellente; galli e galletti del pollaio di sinistra non sono “ruspanti”; non vengono, cioè, dalla Resistenza, neppure dall’occupazione delle terre. Ne hanno già di ricchissime sulle proprie contrade. Sono allevati in superattici, in ville a Capalbio, a Catania, a Cortina. Non hanno nulla da spartire con i maestri dell’età eroica del comunismo, divenuto un’espressione fisica non una realtà morale. Le adunate in piazza del Popolo, oggi, non avrebbero alcun splendore. Per inciso, va ricordato che questa bellissima piazza di Roma non prende il nome dalle adunate bensì dal latino “populorum”; in italiano “pioppi”. Su questa piazza i leader hanno cercato di dimostrare leggendarie doti rivoluzionarie, improntando la loro espressione a grande severità. Dominati dalla rabbia di non essere assurti ai vertici, si sono serviti di questo leggendario spazio per esalare, nelle adunate ormai declassate, un odore di penetrante bricconeria. La prima qualità di un condottiero non è più quella di suscitare entusiasmi e forti ostilità. Il repertorio dei rivoltosi da strapazzo si riduce alla “mano tesa”. Il rancore non appartiene più al divismo politico; è penetrato nella testa dei capi –via via che il marxismo si è dileguato – l’opportunismo. Questa messa in scena rivoluzionaria ha cessato di essere il lubrificante degli scontri. Lo spiumio di firme, che un tempo aveva il sapore di un sondaggio, non è più praticato. L’intellettuale firmaiolo è venuto a noia, si è ritirato nel suo guscio. Alla dialettica del distacco dei partiti dagli intellettuali, l’intellettuale risponde con la dialettica dell’indifferenza. Tutto è stato troppo inflazionato con adesioni a marce; ci si limita a offrire la propria firma soltanto nei necrologi di alto lignaggio culturale.
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Contro l’ipocrisia dominante, imbrattata di sberleffi, è liberatoria anche la maleducazione.
Per il comico televisivo l’ideologia di sinistra non si può rinnegare e neppure discutere.
Pasolini aveva previsto la sconfitta contemporanea dei post-democristiani e dei post-comunisti e di tutte le forze che fanno leva su uno spirito ottuso e arcaico.
L’Italia è stata sempre gravida di fallimenti sin dagli anni ’50.
La retorica del “maudid” ha prodotto un senso di nausea.
Un mestiere prodigo di pesanti stanchezze, quello del critico, è ormai diventato inutile.
MAURIZIO LIVERANI 
(Aforismi dai libri “SORDI RACCONTA ALBERTO”, “IL REGISTA RISCHIA IL POSTO”, “AFORISMI SOSPETTI” e “LASSU’ SULLE MONTAGNE CON IL PRINCIPE DI GALLES” di Maurizio Liverani)