SIAMO ALLE RISSE …INTERPARTITICHE

FATEMELO DIRE
di MAURIZIO LIVERANI
 
SIAMO ALLE RISSE …INTERPARTITICHE

In casa cinquestelle spira un certo nervosismo. Le vicende politiche del governo vanno nel senso giusto, ma in maniera dolorosa; si sente la mancanza del profeta Casaleggio che aveva doti particolari nel valutare le personalità migliori. Per lui l’esigenza primaria era di non lasciare esplodere qualche “mortaretto” alla Di Maio; non voleva cadere nell’errore in cui sono precipitati ora che si sono affidati al reclutamento di massa dal quale poi sono emersi, atteggiandosi a “cavalli di razza”, mezze calzette che danneggiando il loro movimento sono bravissime a recare danno all’intero Paese. Gente facile a sciogliersi da un guinzaglio e legarsi a un altro. Un altro, oltretutto, che non chiede adesioni cieche e assolute. Casaleggio conosceva a fondo la frenetica smania di adattamento e di integrazione dei nostri politici; su questo capitolo era “severo” non per antidemocrazia, di cui alcuni lo accusavano, ma perché questo è il solo modo – la coerenza – per raggiungere risultati. Ispido di intuizioni, ha guardato dentro i nuovi adepti temendo che dietro il loro slancio ideale si nascondesse uno sfrenato arrivismo. Bisogna sempre tener presente che l’italiano, sin dalla culla, è ingordo di successo e di denaro. Mai fidarsi dei fiancheggiatori, capaci di produrre spostamenti ora in un senso ora nell’altro, mancando di quella che una volta era chiamata “dirittura morale”. Una trita invidia nutrivano verso Casaleggio e il movimento i capi deposti degli altri partiti che non hanno capito in tempo come in politica sia indispensabile non primeggiare singolarmente ma agire con un’azione compatta di squadra. I valori tradizionali della vecchia politica sono questi; se a questi non ci si attiene non per obbedienza disciplinata e servile, la politica dei pentastellalti rischia di offuscarsi e deformarsi. Sembrerà strano, ma questa è una vera ideologia, non una tirannia. Chi deraglia è escluso. La grande illusione di questo movimento ha portato la sua immaginazione al potere spiegando la sua avidità con il principio che le persone di valore sono “costrette” a emergere. In tanti hanno preso la divisa del capo; sappiamo da tempo quanto vale l’assidua presenza nelle trasmissioni televisive. I talk show e dei raduni barricaderi, dove giornalisti e politici fanno un macerante noviziato da arruffapopoli, gargarizzando, spesso non osservando le regole della buona educazione, aspre critiche contro chi è al potere. Mentre Silvio Berlusconi ha sempre meno fiducia nella persuasività sull’opinione pubblica dei fogli di giornale, i nuovi venuti, pur essendo lontani da questa convinzione, vedono l’italiano come un poppante della stampa quotidiana. Il bisogno uno e trino dell’affermazione della propria personalità li attanaglia all’imperativo categorico di Kant, piegato allo scopo di oscurare gli avversari. Non è improbabile che tra non molto uscirà un saggio sul “plus valore” di Marx a garante delle loro ambizioni. Il M5s, investito in questo momento da tante iperboli, ha smarrito la percezione del proprio carisma, mentre gli avversari cercano di non apparire come l’umile violetta. La quotazione è quella che decide tutto in Italia dove sono tutti disposti a soccorrere chi sale.

MAURIZIO LIVERANI