SILVIA LOTTI ESPONE AL CANTIERE DELLA MEMORIA

La passione espressa attraverso il rigore e l’attenzione hanno caratterizzato per un trentennio e caratterizzano il cimentarsi nell’arte di Silvia Lotti attraverso la scelta di diverse discipline, linguaggi. Per economia di luogo ricordiamo soltanto alcuni esempi: nel suo lavoro ad aerografo “Grisù” (emblema di media-grande dimensione sulla navetta del Corpo Pompieri, Arsenale della Marina Militare di La Spezia); tra le sue ceramiche la scalinata artistica di Piazza Dario Capellini a Manarola, La Spezia); tra i suoi murales “La flor” (Edificio di “CGC” a Río Gallegos, Santa Cruz, Argentina); tra i suoi scritti per il teatro e i personaggi da lei stessa interpretati “Melisande” ed “Euridice”.

Si ribadisce dunque l’attenzione di Silvia Lotti nell’esprimersi in linguaggi adatti al suo discorso interiore.

Oggi al Cantiere della Memoria (Le Grazie, La Spezia) con la sua mostra “Tra terre acque cieli” l’artista si propone nella duplice veste di narratrice e pittrice, esponendo parole e disegni.

Racconti per bambini? Anche. Ossia sì, se intesi come opere rispettose dell’infanzia e dell’adolescenza. Opere che escludono i diminutivi edulcorati e tontoloni di quel linguaggio purtroppo soventemente rivolto all’infanzia, dove oggetti diventano “ciufciuf” e “baubau” e dove gli “issimi” abbondano.

Opere, queste di Silvia, per bambini e adolescenti e non solo. Racconti di fantasia, bel gioco ma a volte con leggero, riflessivo dolore, sempre intervallato da gioia di luce festiva.

Racconti dunque anche per “grandi” (non dite ancora, per piacere, che in ogni adulto si cela un bambino! può darsi! ma allora siamo bambini senza candore): racconti per “grandi” in quanto lo è quel viaggiare tra pianeti di Saint Exupery  o quel volare anche noi saltando sopra gli alberi invitati da Italo Calvino. Nei racconti-disegni di Silvia troviamo un astronauta che si accosta con stupore a un palombaro; un leone che dal rovente rosso acceso della sua terra africana si trova sorprendentemente sul freddo cristallo bianco-azzurro là dove impera il leone marino; una stella del cielo gioca con quella marina nelle acque del sogno; e poi così e poi così.

Una mostra da leggere e vedere per cogliere quei delicati, infiniti intrecci di matite colorate, come dice Silvio Benedetto nella sua presentazione: “…Ragnatele, intrecci, tessuti labili, trame… Alambicchi della memoria, tracce, impronte, segni insomma, ottenuti con sovrapposizioni e sovrapposizioni di matite colorate. Non accumulo ma espansione… Un tessuto dove l’interstiziale non ha luogo.” Un’occasione, una mostra da non perdere, più che maioggi in un mondo, in una società che troppo trascura il cosiddetto “inutile”, l’arte, l’incontro creativo.

Silvia Lotti come di consuetudine troverà il pubblico ma specialmente, in questo caso, i bambini e i ragazzi per dar luogo a una “visita guidata” il giorno stesso dell’inaugurazione, domenica 3 giugno alle ore 16 (la mostra resterà aperta sino all’8 giugno) e reciterà “La bambina che illuminò la notte”. Insieme a lei Pamela Nascetti leggerà alcune sue “Favole dal mare”, Carla Ferro ci porterà nelle sue Le Grazie di un tempo che fu e Silvio Benedetto evocherà Dario Capellini, “Caro maestro” per tanti anni in questo borgo marinaro del Levante ligure.