A SINISTRA E A DESTRA: TOGLIATTISMO STRISCIANTE

di Maurizio Liverani

Sia Matteo Renzi che Silvio Berlusconi sembrano voler emulare Palmiro Togliatti. Il Migliore è riuscito a dare di sé un ritratto niente affatto allarmante; ha posto nei punti chiave, dove si esercitano poteri effettivi, personalità di cui si fidava. La stessa cosa ha fatto, e sta facendo, Renzi ponendo al crocevia del potere personalità di fiducia senza mai rispolverare espressioni di tipo moroteo, come “riqualificazione delle scelte secondarie”, “strategia della tensione”, “convergenze parallele”. Il suo scopo primo è stato quello di mutare un partito guerriero in un partito ansioso di porre fine all’odio di parte. Ha rotto per sempre il cerchio tragico del “ il fine giustifica i mezzi” e ha cercato di far coincidere la nobiltà del fine con l’onestà dei mezzi. La borghesia, ripeteva Togliatti, non bisogna spaventarla. Se l’Italia sembra prossima alla rivoluzione, come da molte parti si lascia intendere, la borghesia si volge immediatamente alla destra. Questo era il suo pensiero e la sua paura. Bruscamente, nel momento in cui i comunisti rinunciarono al loro simbolo, dichiarandosi riformisti e riuscendo a essere considerati tali, ecco che lo stalinista Secchia scompagina l’opera lunga e profonda del riformista Togliatti denunciandolo a Stalin che voleva richiamarlo a Mosca per poterlo liquidare. In una lettera al “Corriere della Sera” l’allora direttore dell’”Unità”, Giuseppe Caldarola, scrisse: “Il clima a sinistra è diventato pesante per responsabilità di personaggi che dicono cose di sinistra, ma non hanno mai fatto cose di sinistra e per la sinistra e i lavoratori”. Chi avversava questa politica, alla morte di Togliatti annunciò che era finita la fase della mimetizzazione. Da quell’istante il rivoluzionario apparve come “uomo della superficie”, così lo definiva Alberto Savinio, aggiungendo: “Caccio fuori la parola che mi brucia la lingua: è un frivolo…”. Gli atteggiamenti settari consentirono, comunque, agli anti-togliattiani di conquistare i primi posti nella sinistra indispettendo quei capi comunisti inclini al “culto della personalità”. Fu caricato il pendolo di un nuovo tipo di comunismo. In mancanza di uomini alla Palmiro Togliatti, la sinistra, soprattutto quella sindacale, tornò in balia di uomini che vivono con i muscoli e con la pancia. Per fortuna la critica a sinistra non chiuse gli occhi e non tacque. “Mai mi farò zittire dal direttore dell’Unità che era portavoce della Fiat che licenziava migliaia di operai negli anni in cui ero caposervizio sindacale dell’Unità e cercavo di far conoscere le ragioni di quei operai cacciati”; la lettera di Caldarola, pronto a dimettersi da parlamentare, era indirizzata a Luciano Violante; ispirata dalla ragione non dall’ambizione balorda né dalla sirena del “culto della personalità”.

Maurizio Liverani