SINISTRA SENZA SPERANZA

di Maurizio Liverani

La furbizia elevata a sistema. L’idea forza è l’”idillismo” apparente tra i vari segmenti della sinistra. Questa alleanza è così grossolana da cercare il coagulo intorno a un premier “orpello”. Giunti a questo approdo, i politici, che sono alla base di questa nuova struttura, si sentono così affrancati da ogni sudditanza da dire apertamente quello che hanno taciuto per tanto tempo. Vasco Errani, come riferisce Bruno Tabacci, leader di Centro democratico, ha detto a Giuliano Pisapia a brutto muso: “Tu sei il leader, ma non sei il capo”. E da qualche giorno si profila il problema dell’ex sindaco di Milano il quale, dopo aver impostato i propri lineamenti a “dottor sottile”, caricando la vivacità dello sguardo, deve prendere atto che nel partito destinato a guidare è considerato semplicemente un “orpello”. Con l’occupazione a vasto raggio di tutti i poteri, eclissatasi la contrapposizione destra – sinistra, la personalità degli uomini di partito è talmente in declino da praticare un apostolato senza alcun riguardo per chi è caduto incautamente nella trappola. Errani, da fiancheggiatore con un passato un po’ discutibile, tratta chi si è lasciato agganciare con l’artigliosità degli sparvieri che si avventano sul pulcino. Pisapia si risveglia dal torpore ed è incerto sul suo avvenire; ha l’incubo di fare la fine di Romano Prodi. Cosa è toccato a Prodi quando fu messo al vertice dell’Ulivo?  L’insostituibilità lo fece sentire sicuro e che il Pci fosse ormai un pilastro nella grande casa della democrazia. Si era dato una sua specialità: quella di essere ottimista; senza accorgersi che funzionari di partito riempivano, con il loro zelo, lo spazio di Enti e di baronie collegati tra loro da un rapporto semi invisibile, ma solidale e integratissimo, dove il gioco dei favori e delle complicità reciproche tra destra e sinistra annientavano il contrasto di idee in una paludosa concordia di convergenze opulente. La stessa strategia viene usata con Giuliano Pisapia, il quale, con un sacco di “però”, si prepara a sfilarsi “prima che sia troppo tardi”. L’invito a fare un “passo di fianco” ha incattivito l’atmosfera e già sono in tanti a sberteggiarlo per l’ingenuità dimostrata nel lasciarsi accalappiare. Massimo D’Alema è il volto tragico o comico del fallimento annunciato. Mentre cercava la gloria politica, Pisapia ha subito fiutato l’”imboscata” -così ha detto- tesagli dai bersaniani. Ora nel suo schioppo di neo leader non c’è niente di gioioso, ma soltanto piagnisteo. Il cambiamento non può avvenire, secondo Roberto Speranza, in maniera indolore; la “separazione” dei democratici, per questo sbiadito politico, è un calvario da assaporare. Ciò avviene tutte le volte che si costruisce un partito a tavolino, attribuendogli, stolidamente, una inesausta, sanguigna vitalità. I fondatori si rivelano, al momento convenuto per le scelte, dei fanfaroni. La svolta, che sembrava a portata di mano, è svaporata in una sorta di assenza. E’ d’obbligo a questo punto ricordare quanto scrive Wilhelm Reich ne “La peste psichica”: “Mettere in cattiva luce chiunque altro per liberasi della propria responsabilità è la tecnica impiegata dal comunismo solo se serve una determinata linea da seguire. Viene scartata non appena minaccia e contraddice simili scopi… L’importante è creare confusione stando nell’ombra”.

Maurizio Liverani